Marilena Dolce
Giornalista e fondatrice di EritreaLive, giornale indipendente dedicato al Corno d’Africa.
Da oltre dieci anni segue con continuità le dinamiche politiche e sociali dell’Eritrea e dell’Etiopia, con particolare attenzione ai rapporti regionali e agli equilibri geopolitici dell’area.
Ha collaborato con la testata online Affari Italiani, pubblicando articoli e analisi dedicati al Corno d’Africa e contribuendo alla copertura giornalistica di una regione spesso poco rappresentata nel panorama mediatico europeo.
Attraverso EritreaLive sviluppa un lavoro di informazione e analisi volto a rendere comprensibili le trasformazioni del Corno d’Africa a un pubblico italiano e internazionale.
Con mia figlia Valentina quasi un anno fa mi sono recato nel grande cimitero di Treviso alle tombe di parenti. Sedute sul bordo di uno spiazzo erboso ho visto tre ragazze dalle tipiche gentili faccette eritree. Con mia commozione, mi hanno detto che erano di Asmara del quartiere (mio) di Ghezzabanda. Dormivano al coperto nelle gallerie tombali. Avevano 19 e 20 anni. Una era incinta. Ho chiamato Lem lem Ghebretensaè un’ amica asmarina cittadina italiana. Lei mi ha consigliato di telefonare a Treviso a Fuzum Hailè Sellàse un amico di passaggio che si recava a Londra. Egli mi ha consigliato di prtsre le tre ragazze in centro davanti al teatro Comunale per un incontro. Lui severo le ha apostrofate: “chi vi ha dato 10 o 20 000 Euro per partire da Kartoum?
Loro hanno risposto subito: “l’organizzazione”.
Questa è la verità: c’è una organizzazione che finanza la fuga dei giovani per sguarnire la frontiera con l’Etiopia (con soldi americani, rubacchiati dagli USA al FMI tranne la Banca Mondiale, dalla quale Stigliz si era dimesso debunciando il fatto e prendendo il Premioo Nobel) ). L’Etiopia da quasi sessant’anni minaccia, infierisce, sanziona, circonda, aggredisce o minaccia l’Eritrea per conto della CIA.
Si fa presto uno Stato, l’Etiopia che conta novanta milioni di abitanti ad assediarne uno che ne ha cinque!
Sotto ricatto e pressioni di elementi della CIA (l’ex ambasciatore USA degli anni ’50) gli etiopici vogliono i porti sul mar Rosso, per farne basi per alloggiare navi militari dell’impero americano (come quelle che pochi giorni da quel mare hanno sparato missili in Siria).
I media delle bande informatiche americane che condizionano i loro servi-alleati a raccontare le loro balle parlano di “dittatura”. Loro assediano, minacciano, corrompono, riempiano di illusi, di spie, attentatori e di prezzolati i paesi che non gli obbediscono. L’Eritrea aveva ceduto volentieri i porti in uso franco di spese. Ma agli americani non bastava. L’eroica Eritrea non vuole basi dell’Impero corruttore USA.