14/04/2026
Breaking News
Home | Storia | Il trattato di Uccialli: un equivoco diplomatico tra Italia ed Etiopia

Il trattato di Uccialli: un equivoco diplomatico tra Italia ed Etiopia

Marilena Dolce
25/03/26
0
750

Dal confronto tra Menelik II e l’Italia nasce una frattura politica destinata a sfociare nella guerra di Adua e a segnare i rapporti tra i due Paesi

La città portuale di Massawa in Eritrea, prima capitale della colonia italiana

Nel 1936 l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), pubblica un volume che contiene i documenti sul conflitto Italo-Etiopico, con un capitolo iniziale che riporta il trattato di Uccialli del 2 maggio 1889.

Il trattato di Uccialli può essere considerato un passaggio cruciale nei rapporti tra Etiopia e Italia, prima della nascita dell’Eritrea (1890), anche se non rappresenta l’unico accordo tra le due parti.

In precedenza era stato firmato un altro trattato dal conte Pietro Antonelli, per conto di Sua Maestà il re d’Italia, e dal re dello Scioa, Menelik II (21 maggio 1883).

Il trattato stabiliva tra i due paesi “pace perpetua e amicizia costante”.

Pace e amicizia confermate quattro anni dopo con un nuovo trattato stipulato questa volta ad Addis Abeba. In esso i due Stati si impegnano a difendersi reciprocamente da eventuali attacchi terzi. Per l’Italia il negoziatore è ancora Antonelli che conosceva bene il territorio etiopico per averlo esplorato più volte in compagnia di Cecchi, Bianchi e Antinori, e che era subentrato a quest’ultimo come ministro plenipotenziario presso il re dello Scioa, conquistandone la stima.

Sono questi gli anni in cui l’Italia inizia l’impresa coloniale in Africa Orientale con l’acquisto da parte di Giuseppe Sapeto, per conto della Compagnia di Navigazione Rubattino di Genova, della baia di Assab (1869). Trattativa alla quale non prese parte nessun ras etiopico. Del resto non esistono documenti neppure che attestino che allora la baia fosse dell’Etiopia.

Per l’Italia Assab è, fin dall’inizio, un avamposto militare. La prima città occupata invece è quella portuale di Massawa, precedentemente presidiata da ottomani ed egiziani.

È da qui che, nel 1887, l’esercito italiano, insieme alle milizie locali, si scontra con l’esercito del ras Alula, alleato del negus Giovanni IV, contrario all’occupazione italiana. Il risultato sarà l’imboscata di Dogali, in cui cade vittima la colonna guidata dal tenente Tommaso De Cristoforis e nella quale perdono la vita 500 soldati italiani e circa 50 baluc basci.

Il cippo in memoria dei caduti di Dogali

Ma la situazione sta ancora per modificarsi. Di lì a poco, infatti, muore in uno scontro contro i Dervisci l’imperatore Giovanni IV e diventa imperatore, anche grazie all’appoggio italiano, Menelik II. A questo punto il conte Antonelli completa l’azione diplomatica, facendo firmare al nuovo sovrano il trattato di Uccialli. Un trattato che, oltre a definire le relazioni politiche, diplomatiche e commerciali tra Italia ed Etiopia, traccia anche i confini della futura colonia Eritrea

L’articolo 3 di questo trattato dice che per “rimuovere ogni equivoco circa i limiti dei territori sopra i quali le due parti contraenti esercitano i diritti di sovranità, una commissione speciale composta di due delegati italiani e due etiopici traccerà sul terreno con appositi segnali permanenti una linea di confine”. Seguono quindi i dettagli di tali confini.

In realtà la questione confini non è del tutto appianata dal trattato. Per questo motivo, il 1 ottobre 1889, durante un viaggio in Italia, Makonnen, il cugino di Menelik e il presidente del Consiglio Francesco Crispi, firmano una convenzione addizionale in cui si stabilisce che l’articolo 3 che delimita i confini italo-etiopici “prende a base il possesso di fatto attuale”.

Una volta ottenuta la firma dell’Etiopia, Crispi notifica la convenzione alle tredici potenze firmatarie dell’atto generale di Berlino. Gli obiettivi che l’Italia voleva ottenere erano due: confini certi per la nascente Eritrea (che però Menelik in seguito contesterà) e che l’Etiopia fosse, se non de facto almeno de jure, un protettorato italiano.

Scrive Angelo Del Boca: “mentre il 1 ottobre Makonnen firma a Napoli la convenzione, convinto che gli italiani siano arrivati ad Asmara, in realtà il generale Baldissera a quella data ha già occupato l’Hamasien, l’Acchele Guzai, il Barca e il Seraè per raggiungere in dicembre la frontiera dei fiumi Mareb-Belesa-Muna”.

Il trattato di Uccialli, oltre a definire i confini, comprende però un altro articolo destinato a essere contestato: il numero 17. In esso si legge che “Sua Maestà, il Re dei Re d’Etiopia consente di servirsi del Governo di S.M. il Re d’Italia per tutte le trattazioni di affari che avesse con altre potenze e governi”.

Questo articolo diventa il vero nodo del trattato. Nella versione italiana viene interpretato come un vincolo, mentre in quella amarica come una semplice possibilità. Da qui nasce un equivoco diplomatico destinato ad avere conseguenze politiche decisive.

In seguito Menelik, rifiutandolo, dirà di non sentirsi vincolato all’Italia per le decisioni politiche, economiche e commerciali del suo regno. Punto critico è quel “poter servirsi”, una possibilità secondo Menelik, non un obbligo. Da qui la diatriba accesa dalla doppia stesura, in lingua italiana e in amarico.

Di fatto Menelik il 16 marzo 1894 invia una lettera all’Italia per chiedere l’abrogazione del trattato di Uccialli.

Secondo Del Boca, la traduzione in amarico dice testualmente “che per qualsiasi necessità di cui abbia bisogno presso i sovrani d’Europa, all’imperatore d’Etiopia sarà possibile corrispondere con l’aiuto del governo italiano”. La versione italiana riportata nel documento pubblicato dall’ISPI nel 1936 suggerisce invece una lettura diversa.

Fatto sta che lo screzio innescato dall’articolo 17 del trattato di Uccialli sarà alla base della guerra tra Italia ed Etiopia del 1895-1896.

Tuttavia, come riporta Emilio Bellavita, aiutante di campo del generale Dabormida, citando un saggio del 1897, appena rimosso tale articolo, “Inghilterra, Francia, Russia, libere ormai di trattare direttamente con l’Imperatore d’Etiopia, andavano a gara per inviare missioni a Menelik cariche di regali […] senza riguardi di sorta verso il nostro Governo”.

Il trattato di Uccialli e la sua sconfessione diventano quindi un caso diplomatico e politico che avvia la crisi militare che porta al conflitto e alla disfatta italiana di Adua (1895), ricordata con un cippo nei pressi di Adi Quala, in Eritrea.

I confini dell’Eritrea secondo le convenzioni italo etiopiche del 1900

Dopo la sconfitta di Adua e il seguente trattato di pace di Addis Abeba, che annulla il trattato di Uccialli, “l’Italia riconosce l’indipendenza assoluta e senza riserve dell’impero etiopico come Stato sovrano e indipendente”. Poco dopo sarà firmata una convenzione di frontiera che definirà i confini dell’Eritrea confermandone la linea lungo il fiume Mareb.

In Etiopia ancora oggi la vittoria di Adua è festa nazionale, istituita da Menelik II e tuttora commemorata. Nel tempo, questo evento ha assunto un valore simbolico che va oltre la dimensione militare, diventando per molti il segno della resistenza africana al colonialismo europeo.

Allo stesso tempo, il significato storico di Adua è stato oggetto di letture diverse, tra celebrazione identitaria e riflessione più ampia sul percorso politico del continente africano.

 

English version 

***

The Treaty of Wuchale: A Diplomatic Dispute Between Italy and Ethiopia

Marilena Dolce

The confrontation between Menelik II and Italy marked a political rupture that would lead to the Battle of Adwa and shape relations between the two countries.

The Treaty of Wuchale, signed on May 2, 1889, represents a crucial moment in relations between Ethiopia and Italy, preceding the formal establishment of Eritrea in 1890. However, it was not the only agreement between the two parties.

Earlier, on May 21, 1883, Count Pietro Antonelli, on behalf of the King of Italy, and King Menelik of Shewa had signed a treaty establishing “perpetual peace and constant friendship.”

This relationship was reaffirmed four years later with another agreement concluded in Addis Ababa, in which both states pledged mutual defense against third-party attacks. Once again, Antonelli served as Italy’s negotiator. He was deeply familiar with Ethiopian territory, having explored it extensively alongside Cecchi, Bianchi, and Antinori, and had earned Menelik’s trust as plenipotentiary minister.

These were also the years in which Italy began its colonial expansion in the Horn of Africa. In 1869, Giuseppe Sapeto, acting on behalf of the Rubattino Shipping Company of Genoa, acquired the Bay of Assab. No Ethiopian authority was involved in this transaction, and no documented evidence indicates that the bay belonged to Ethiopia at the time.

From the outset, Assab served as a military outpost. The first major city occupied by Italy, however, was the port of Massawa, previously controlled by Ottoman and Egyptian forces.

In 1887, Italian troops, alongside local militias, clashed with the forces of Ras Alula, an ally of Emperor Yohannes IV, who opposed Italian expansion. This confrontation culminated in the Battle of Dogali, where a column led by Lieutenant Tommaso De Cristoforis was ambushed, resulting in the deaths of around 500 Italian soldiers and approximately 50 local troops.

The situation soon changed again. Emperor Yohannes IV died in battle against the Mahdists, and Menelik II, with Italian support, ascended to the imperial throne. At this point, Antonelli finalized diplomatic negotiations, leading to the signing of the Treaty of Wuchale.

The treaty regulated political, diplomatic, and commercial relations between Italy and Ethiopia, and also outlined the borders of what would become the colony of Eritrea.

Article 3 addressed the issue of borders, stating that to “remove any ambiguity regarding the limits of the territories over which the two contracting parties exercise sovereign rights,” a joint commission would demarcate the boundary on the ground with permanent markers.

However, the question of borders was not fully resolved. On October 1, 1889, during a visit to Italy, Makonnen—Menelik’s cousin—and Italian Prime Minister Francesco Crispi signed an additional convention establishing that the boundary would be based on “actual possession at the time.”

After securing Ethiopia’s agreement, Crispi notified the convention to the thirteen powers that had signed the General Act of the Berlin Conference. Italy’s objectives were clear: to establish firm borders for the emerging colony of Eritrea and to place Ethiopia, if not de facto then at least de jure, within its sphere of influence.

Historian Angelo Del Boca notes that while Makonnen signed the convention believing Italian forces had only reached Asmara, General Baldissera had already occupied the regions of Hamasien, Akkele Guzai, Barca, and Serae, reaching the Mareb–Belesa–Muna river line by December.

Beyond borders, the treaty contained a controversial clause: Article 17. According to the Italian version, Ethiopia agreed to conduct its foreign affairs through Italy, implying a form of protectorate. However, the Amharic version presented this as a possibility rather than an obligation.

This discrepancy became the core of the dispute. Menelik rejected the Italian interpretation, asserting that Ethiopia retained full sovereignty in its external relations. The ambiguity of the phrase “may avail itself” in the Amharic version versus its binding interpretation in Italian led to a diplomatic crisis.

On March 16, 1894, Menelik formally requested the abrogation of the treaty.

According to Del Boca, the Amharic text clearly indicated that the Ethiopian emperor “may, if he wishes, make use of the Italian government” for relations with European powers, rather than being obliged to do so.

This disagreement over Article 17 ultimately contributed to the outbreak of war between Italy and Ethiopia in 1895–1896.

After the removal of the contested clause, European powers—including Britain, France, and Russia—were free to establish direct relations with Ethiopia, often disregarding Italian interests.

The Treaty of Wuchale and its repudiation thus became both a diplomatic and political turning point, leading to the conflict that culminated in Italy’s defeat at the Battle of Adwa.

Following this defeat, the Treaty of Addis Ababa annulled the Treaty of Wuchale, and Italy recognized Ethiopia as a fully sovereign and independent state.

Shortly thereafter, a new boundary agreement was signed, formally defining the borders of Eritrea and confirming the boundary line along the Mareb River.

To this day, the Ethiopian victory at Adwa is celebrated as a national holiday. Over time, it has come to symbolize resistance to European colonialism, while also prompting broader reflections on Africa’s political history.

Marilena Dolce

Giornalista e fondatrice di EritreaLive, giornale indipendente dedicato al Corno d’Africa.

Da oltre dieci anni segue con continuità le dinamiche politiche e sociali dell’Eritrea e dell’Etiopia, con particolare attenzione ai rapporti regionali e agli equilibri geopolitici dell’area.

Ha collaborato con la testata online Affari Italiani, pubblicando articoli e analisi dedicati al Corno d’Africa e contribuendo alla copertura giornalistica di una regione spesso poco rappresentata nel panorama mediatico europeo.

Attraverso EritreaLive sviluppa un lavoro di informazione e analisi volto a rendere comprensibili le trasformazioni del Corno d’Africa a un pubblico italiano e internazionale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati