Marilena Dolce
Giornalista e fondatrice di EritreaLive, giornale indipendente dedicato al Corno d’Africa.
Da oltre dieci anni segue con continuità le dinamiche politiche e sociali dell’Eritrea e dell’Etiopia, con particolare attenzione ai rapporti regionali e agli equilibri geopolitici dell’area.
Ha collaborato con la testata online Affari Italiani, pubblicando articoli e analisi dedicati al Corno d’Africa e contribuendo alla copertura giornalistica di una regione spesso poco rappresentata nel panorama mediatico europeo.
Attraverso EritreaLive sviluppa un lavoro di informazione e analisi volto a rendere comprensibili le trasformazioni del Corno d’Africa a un pubblico italiano e internazionale.
aman veramente sei un grande narratore. il modo che hai scritto mi hai fatto tornare indietro e mi sembrava di sognare profondo. Prima o poi un libro lo lo devi scrivere, prometti?
Concordo con Hiskiel.
Nel 1970-71 con la mia esperienza e vs. operai e capitali, ho reso l’Eritrea indipendente dall’importazione estera di piastrelle, ampliando la fabbrica di porcellana.
Con dolore vedo tanti bei giovani , possibili figli di quei bravi operai ( Andom, Abraha,Gebrechristos ecc) rischiare la vita con gli schiftà del deserto e non capisco il perché. La loro terra gestendo l’acqua piovana come stanno facendo, è generosa, le miniere sono dappertutto, oro, rame, nitrati ecc. e quanto ad abilità le genti eritree tutte (aldilà delle etnie tribali e superate dai tempi) sono a dir poco stupefacenti. Quindi su la testa e lottate come avete fatto per anni fino al successo, Qui ora abbiamo gli stessi problemi che ho cercato di sfuggire quarantanni fa ca come ora fanno questi ragazzi e scappando non ho risolto nulla come loro adesso.
Grazie Sig. Ivan. Mi sono sempre chiesto di chi fosse quella fabbrica della quale ho sentito la sirena puntuale a mezzogiorno tutti i giorni feriali per almeno 15 anni. Mi piaceva fare il giro intorno per mirare e toccare quelle splendide piastrelle che coprivano le pareti.
Da scrivere un giorno negli annali…
Grazie ancora
Ho avuto la fortuna di lavorare per 5 anni nella scuola elementare italiana di Asmara. Non ho difficoltà ad affermare che sono stati tra gli anni più belli della mia vita. Purtroppo ho visto da vicino il dramma della diaspora a cui sono costretti tanti eritrei che meriterebbero di vivere degnamente e serenamente in un Paese meraviglioso. Potrei scrivere per ore di questa terra e della sua gente, ma mi limiterò solo a sfatare il mito di un Africa elemosinante, piena di malattie contagiose e di gente che aspetta solo la manna dal cielo per sopravvivere. L’Eritrea è un Paese ricco di risorse e di gente laboriosa e creativa, vittima solo di una spietata dittatura che nega il futuro alla propria gente. Vorrei solo chiedere ai fratelli eritrei di non abbandonare la loro terra per cercare la felicità in altri paesi. La libertà ha dei costi molto elevati, non abbiate paura di cercare per voi e per i vostri figli un futuro migliore che non passa certo attraverso la diaspora.
I literally had goosebumps while reading this article. You got me daydreaming all the races I’ve been through starting from the junior level (Nay neashtu) to the mid (nay maekelot) and pro’s (nay Abeyti). Waking up early in the morning to get there for the best spot……hoping to be near the finish line to cheer up with the winner (I was a big fan of Yemane Tekeste aka Ghebel, I still remember even the bicycle he was racing with, a silver battistini). Then we use to have even long conversation including arguments bout it, the entire week. Ohhh my days, AMANNNNNNNN!!!!
Bravo Aman.
E’ ora che incominci a scrivere. Un talento da non sprecare…
Complimenti