Eritrea, zero casi di Covid-19, ora test random

Eriitrea, Asmara, Ospedale Orotta

In Eritrea zero casi di Covid-19. Si passa ai test random.

Mentre il mondo è  ancora in lotta contro il coronavirus, in Eritrea il primo round l’ha vinto il Paese. Ad oggi i casi di coronavirus sono zero, con zero morti.

Questo è l’annuncio dato settimana scorsa dalla Task Force allestita per combattere il Covid-19.

Dopo i primi casi di coronavirus arrivati nel Paese dall’estero, il numero delle persone positive al virus non è aumentato molto. Un risultato frutto della scelta di prevenzione e contenimento attuata dal governo.

Chiudere, ha detto il presidente Isaias Afwerki durante il discorso nella giornata dell’indipendenza, è stata una scelta di prevenzione assolutamente necessaria. L’unico modo per garantire sicurezza sanitaria mettendo in quarantena chi arrivava nel Paese e rintracciando i contatti dei pazienti positivi al Covid-19.

A fine marzo quindi l’Eritrea chiude le frontiere. Ferma i voli in entrate e uscita dal Paese e tutti gli altri spostamenti. Poco dopo chiudono bar, ristoranti, esercizi pubblici. Si assicura il necessario ma per il resto il paese è fermo.

Chiusura e normative puntano fin dall’inizio ad evitare il diffondersi del virus che registra nei mesi 39 casi.

Mentre l’Europa, Italia in prima linea, è investita dal ciclone Covid-19, l’Eritrea gioca in difesa, per proteggere la popolazione.

In Italia da principio il virus  si insinua negli ospedali. Non riconoscendone i sintomi i pazienti con il Covid-19, diagnosticato come influenza, finiscono numerosissimi in terapia intensiva. I posti nelle unità di rianimazione non bastano più. Tempo tre settimane e a non bastare sono anche i posti nei cimiteri.

Sfatando la profezia funesta che il virus in Africa avrebbe falcidiato le popolazioni, in Eritrea non ci sono morti e i numeri dei contagi restano tuttora bassi.

Individuati i sintomi del Covid-19, peraltro resi noti a fine gennaio dall’Oms, il Ministero della Sanità  eritreo impone a  febbraio la quarantena, poi le mascherine e il  distanziamento. Una lotta per evitare di veder morire persone per la mancanza di posti letto in terapia intensiva.

In generale in tutti i paesi dell’Africa, non solo in Eritrea, il contenimento del virus è stato meglio del previsto. Uniche eccezioni Egitto e Sud Africa.

Ad oggi, dati Oms, la quota dei contagi Covid-19 in Africa è di circa 100 mila persone su una popolazione complessiva di più di un miliardo e trecento milioni di abitanti. Circa tremila i  morti ma in molti dei 54 Stati il virus non ha fatto registrare nessun decesso.

I motivi per cui il virus in Africa si diffonde con più lentezza sono molti e diversi tra loro.

L’Africa è un continente giovane. L’età media della sua popolazione è molto più bassa rispetto all’Europa e all’America. E, come si è detto, il Covid-19 è un virus che colpisce con più forza gli anziani perché hanno minori difese immunitarie. Infatti in Italia il maggior numero di decessi si è concentrato nelle grandi strutture che ospitano persone anziane.

Anche in questo caso a favore dell’Eritrea c’è la cultura. Nel Paese non esistono residenze per anziani.  Questo perché gli anziani vivono in famiglia. Oppure, se ciò non è possibile, ad occuparsene è una persona cara, spesso un vicino di casa.

L’iniziale vittoria contro il virus Covid-19 non è dovuta quindi a tecnologie mediche di ultima generazione ma al buon senso e alla solidarietà. Armi vincenti che costano poco e che l’Occidente ha dimenticato da tempo.

L’Eritrea ha bloccato il diffondersi del virus, non solo con il motto #StayatHome ma anche con un tracciamento privo di app e polemiche sulla violazione della privacy. Ogni persona positiva messa in quarantena ha spiegato  chi ha visto e cosa ha fatto. In questo modo la Task Force ha posto in quarantena nei settanta centri dislocati nel Paese, 3.486 persone. L’ultimo paziente positivo è stato dimesso senza più sintomi settimana scorsa.

A funzionare bene sono stati proprio i piccoli presidi medici sparsi sul territorio. Quelli che garantiscono una buona sanità di base diffondendo le vaccinazioni e abbassando drasticamente la mortalità infantile, neonatale e della puerpere.

Dalla scorsa domenica la lotta contro il virus Covid-19 è entrata nella fase due.

Nonostante il buon risultato conseguito con l’azzeramento dei casi Covid-19, il Ministero della Sanità ha deciso di fare test Covid-19 random, per capirne la diffusione. Si comincia dalla capitale Asmara per poi proseguire nel resto del Paese.

Gli eritrei hanno accettato la difficile situazione creata dal virus. E dall’estero non è mancate una concreta solidarietà. Sono arrivati in patria 5 milioni di euro raccolti dalla diaspora per sostenere la lotta contro il virus.

James Wakiaga, rappresentate Undp in Eritrea, ha scritto che il Paese, come altri in Africa, ha utilizzato tra le altre risorse, la capacità di comunicare in modo capillare gli obiettivi della lotta contro il Covid-19.

Importante e positivo in questo senso il ruolo dei piccoli gruppi che divulgano le informazioni con il passaparola spiegando l’importanza di comportamenti sociali così differenti da quelli abituali. Niente più abbracci e strette di mano ma distanziamento.

Stare alla larga dagli infetti è un comportamento dimenticato, relegato al ricordo delle passate epidemie. Adesso le malattie pericolose, tumorali o cardiovascolari, non contagiano il vicino, l’amico, il parente.

Il coronavirus invece passa per via aerea dall’uno all’altro molto velocemente. Per questo motivo è necessario evitare gli affollamenti e i contatti e bisogna indossare mascherine e usare disinfettanti.

A causa di queste misure imposte dal Covid-19 l’Eritrea, per la prima volta nella storia dell’indipendenza, lo scorso 24 maggio non ha festeggiato in piazza la liberazione.

La festa per il ventinovesimo anno d’indipendenza  è stata virtuale.  Balli e musica dal vivo sono rimandati a quando il virus sarà definitivamente un ricordo. E tutto il mondo spera che questo accada presto.

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