In Africa il virus Covid-19 cammina lentamente

Eritrea, lockdown, chiusura di tutti i locali pubblici

In Africa il virus Covid-19 cammina lentamente.

 In Cina il virus Covid-19 si sviluppa a fine anno. In Italia il lockdown da coronavirus arriva il 9 marzo, l’11 dello stesso mese l’Oms dichiara la pandemia.  

Giunto rapidamente dall’Asia in Europa, il virus Covid-19 cammina invece lentamente verso l’Africa.

Ad oggi, dati WHO, World Health Organization, in Africa, continente nel quale vivono, in 54 Paesi, circa un miliardo e trecentomila persone, i casi stimati di Covid sono 10.200. Nel resto del mondo invece hanno superato i due milioni. La metà in Europa. Negli Stati Uniti i contagiati sono circa 600 mila.

All’interno del continente africano Sudafrica ed Egitto hanno più di 2.000 casi. Seguiti dai paesi del Nord Africa, Algeria, Marocco, Tunisia. Quindi dai paesi dell’Africa Occidentale con qualche centinaio di casi, Burkina Faso, Costa D’Avorio, Camerun. Il Paese piccolo più colpito è Gibuti, con oltre cento casi.

Per il momento però non si registra una crescita esponenziale. In  alcuni paesi, come in Eritrea, dopo la chiusura dell’aeroporto, i casi di Covid-19 si sono fermati.

Mentre l’Europa si interrogava sul che fare per arginare la diffusione del virus, i giornali, riferendosi a una possibile espansione Covid-19 in Africa titolano, “è tragedia”, “allarme rosso”, “l’Africa si prepara all’esplosione della bomba”.

Così invece non sta accadendo.

“In Africa, ad oggi, non c’è emergenza sanitaria, il virus non è arrivato”. dice Giuseppe Scognamiglio, direttore della rivista di geopolitica Eastwest.

Rimane in sospeso la domanda, perché in Africa il numero dei contagi cresce più lentamente del previsto?

I neri si ammalano meno dei bianchi? David Heyman, infettivologo della School of Hygiene and Tropical Medicine di Londra riferendosi a questo tipo di domande risponde che, per ora, nessuno è in grado di saperlo.

Tuttavia vale la pena di analizzare le diverse ipotesi che stanno rendendo meno rapido il diffondersi del virus in Africa.

Tra le evidenze vi è quella che i governi dei paesi africani hanno puntato per tempo sulla prevenzione. Mentre il virus tra febbraio e marzo si espandeva in Europa e poi in America, in Africa gli Stati hanno pianificato prevenzione, contenimento, chiusura dei confini. Stop ai voli in entrata e uscita, limiti per gli spostamenti, quarantena per chi è positivo o arriva da zone a rischio Covid-19. I singoli Paesi hanno cercato in ogni modo di prevenire l’ingresso del virus, capendone subito la pericolosità.  Ben sapendo che i sistemi sanitari interni non avrebbero retto la catastrofe di un’epidemia che necessita di molti posti letto in rianimazione.

Per esempio l’Eritrea dal 27 febbraio ha stabilito la quarantena per chi arriva da zone Covid-19. Poi il 4 aprile ha deciso  il lockdown, con la chiusura dell’aeroporto, delle scuole, dei negozi, di bar e ristoranti.

Ad oggi i casi nel paese sono 39. Tutte le persone positive, tranne una, sono rientrate dall’estero. Nessun morto.

Molti analisti hanno ricordato che l’Africa conosce bene la pericolosità delle epidemie. Per questo gli interventi per la prevenzione sono più risoluti e adeguati rispetto a quanto fatto in Occidente.

Dice Cleophas Adrien Dioma, di Italia Africa Business Week, Iabw, che in Burkina Faso la gente ha capito immediatamente che il virus sarebbe stato un grosso problema. “Forse”, spiega “ i numeri dei casi di Covid-19 non sono completi, però i morti se ci fossero, li vedremmo. E in Burkina Faso non li vedi.” “L’Italia”, aggiunge, “sta sviluppando un’industria contro il Covid che potrà essere molto utile in Africa. Certo non per fare degli africani cavie per test Covid”. “Le diaspore africane” prosegue, “hanno al loro interno bravi medici che possono essere in questo momento un valido aiuto.  Comunque c’è molta consapevolezza su ciò che si può fare e ciò che non si può fare”.

Il virus Covid-19 non è nato in Africa.

A portarlo nei Paesi africani, primo fra questi l’Egitto, sono cinesi ed europei. Per questi ultimi in alcuni paesi, per esempio in Etiopia, si è scatenata inizialmente una serrata contro l’untore bianco. Tanto che l’ambasciata americana di Addis Abeba ha messo in guardia i suoi concittadini consigliando loro di non spostarsi da soli e di rimanere in casa.

Per spiegare la lentezza del diffondersi del virus in Africa ci sono altri elementi.

Tra questi il clima. Forse il virus non regge il clima caldo. Una condizione che lascerebbe ben sperare anche in Italia. L’estate alle porte potrebbe attenuare la carica virale del Covid-19? Ipotesi suggestiva non confermata però dalla scienza.

Bisogna capire di cosa parliamo quando diciamo clima, se qualcosa di naturale oppure modificato dall’uomo. In questo secondo caso anche il clima potrebbe essere una concausa Covid.  Così spiega il professor Vittorio Colizzi, ordinario di patologia generale presso l’Università di Roma. Il suo riferimento è all’enorme numero di casi di Covid-19 in province ad alto tasso di industrializzazione come Brescia e Bergamo.

Quanto alla differenza di contagio tra neri e bianchi il professor Colizzi dice, “per l’infezione siamo tutti uguali. Il virus agisce in tutti allo stesso modo. Però per sviluppare la malattia  si è diversi. Per esempio per gli anziani il rischio è più alto rispetto ai bambini. Questo perché i polmoni dei piccoli sono privi di infiammazioni. Invece i polmoni delle persone anziane hanno molte cellule infiammate. Così all’arrivo del virus l’organismo più anziano reagisce nel modo peggiore. Produce una tempesta di molecole che creano un danno rendendo impossibile il passaggio dell’ossigeno”.

Un altro motivo per cui la diffusione del virus in Africa sarebbe meno forte è lo scudo rappresentato dal vaccino contro la tubercolosi.

Ma anche su questo punto bisogna fare chiarezza.

Sulla pagina del Ministero della Salute italiano tra le 10 fake news Covid-19, c’è anche quella sul rapporto tra Covid e TBC.

Alla domanda se gli  extracomunitari possono essere immuni grazie al vaccino contro la tubercolosi,  si risponde di no. Perché, si legge sulla pagina, il vaccino per la tubercolosi non ha nulla a che vedere con il Coronavirus. La TBC è dovuta a un batterio, non a un virus e poi le malattie possono fare ammalare chiunque indipendentemente dall’etnia.

Però c’è da considerare un secondo aspetto del vaccino.

“Una delle ipotesi”, spiega il professor Colizzi è che chi vive in Africa sviluppi una trained immunity, cioè un’immunità allenata. In Italia tutti i bambini sono  vaccinati nei primi 10 anni di vita. Gli antigeni del Covid-19 sono diversi, però l’immunità nei bambini è molto stimolata. Così se arriva il virus Covid-19 lo prendono anche loro, ma essendo protetti da uno scudo di anticorpi, non si ammalano. Per gli africani potrebbe succedere qualcosa di simile. Non su base etnica ma per una trained immunity molto forte stimolata dalle tante infezioni con cui convivono fin dalla nascita. Pensiamo alla malaria, per esempio. Inoltre tutti i bambini africani sono vaccinati con il BCG, vaccino antitubercolare. E il BCG è un ottimo allenatore per il sistema immunitario.

Per il momento è un ipotesi. “Solo quando avremo i dati sierologici” continua il professore, “si potranno avere i numeri dell’incidenza dell’infezione.  Allora si potrà dire se gli africani hanno avuto un’incidenza d’infezione come in Europa ma non hanno sviluppato la malattia grazie alla trained immunity”.

Queste per il momento le ipotesi sul perché il virus Covid-19 cammini più lentamente verso l’Africa. Forse per motivi climatici, forse per una trained immunity sviluppata dalle persone per il contesto in cui vivono. Certamente per la capacità dei governi africani di prevenire e contenere la diffusione del virus, anche con drastiche misure di chiusura.

Un lockdown affrontato con coraggio, con un forte impatto sociale ma che, al momento, sta risparmiando moltissime vite.

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