Viaggio Eritrea, Etiopia, Gibuti, delegazione italiana del Ministero degli Esteri con Emanuela Del Re

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Viaggio in Eritrea, Etiopia, Gibuti della delegazione italiana del Ministero Affari Esteri, con Emanuela Del Re, vice ministro.

Asmara, Ospedale Orotta, inaugurazione di un nuovo padiglione di cardiologia alla presenza del vice ministro Emanuela Del Re

È iniziato il viaggio di una settimana in Eritrea, Etiopia e Gibuti della vice ministro agli Affari Esteri, con delega alla cooperazione internazionale, Emanuela Del Re.

Un viaggio, quello di Emanuela Del Re, annunciato e programmato ad ottobre. Con lo scopo di rinnovare e riprendere le relazioni politiche, dopo la pace siglata lo scorso 9 luglio ad Asmara tra Eritrea ed Etiopia.

Quello tra Italia e Africa è stato definito dal ministro degli Affari Esteri Enzo Moavero, durante la Conferenza Italia-Africa, un “destino comune” con un “futuro intrecciato”.

Durante la Settantatreesima Assemblea dell’Onu, a fine settembre, Moavero ha incontrato a New York, a latere dei lavori, i ministri degli esteri di Etiopia ed Eritrea, Workneh Gebeyehu e Osman Saleh, per assicurare loro il massimo impegno dell’Italia per il percorso di pace. E per avviare una nuova fase nei rapporti bilaterali con Roma. Garantendo, inoltre, l’impegno italiano in sede europea per il Fondo nazionale per l’Africa, (FA).  Un pressing quello italiano a Bruxelles che sottolinea l’importanza e la priorità assegnata dall’Italia agli investimenti in Africa.

L’Italia, dunque, è in prima linea per aumentare i rapporti con il Corno d’Africa. Non solo per proteggersi dall’immigrazione. Casomai, in questo senso, per combattere con più determinazione il traffico clandestino di persone. Un’attività criminale che ha causato moltissime morti.

L’interesse dell’Italia è affiancare l’Africa, continente giovane e in crescita, nel percorso di sviluppo.

L’Italia può trovare grandi opportunità d’investimento in Africa” ha detto Moavero”. Quella italiana dev’essere, secondo il ministro degli Affari Esteri, una collaborazione alla pari. È la pace tra Eritrea ed Etiopia a far sperare in un futuro di crescita che le imprese italiane hanno i requisiti per accompagnare.

Questo il motivo del viaggio del vice ministro Del Re.

Prima tappa l’Eritrea. Un paese che ha recentemente visto mutare le proprie condizioni con la smilitarizzazione dei confini e la ripresa delle relazioni politiche e diplomatiche con l’Etiopia.

Una guerra fredda finalmente finita che, con il rispetto dell’Accordo di Algeri, (2002) ha lasciato il posto a scambi e commerci. Pace e revoca delle sanzioni, avvenuta lo scorso 14 novembre, permettono all’Eritrea di guardare con speranza verso un futuro rimasto a lungo in un limbo incerto.

L’ex presidente Romano Prodi, in un recente intervento ha detto, riferendosi al Corno d’Africa, che è una realtà composta da molti paesi e quasi 120 milioni di persone. Paesi con i quali l’Italia ha un rapporto speciale, economico, politico, ma anche di affetto.

Per lo sviluppo del Corno d’Africa però, secondo Prodi, non basta l’aiuto pubblico ci vuole anche quello privato messo in campo dalle imprese italiane. In questo senso “gli imprenditori vanno svegliati”, dice Prodi.  

“L’Africa ha risorse per tutto il mondo”, spiega riferendosi al rapporto Corno d’Africa-Italia, l’ambasciatore eritreo in Italia, Fesshazion Petros. “Per questo motivo”, prosegue, “Cina, Europa, America sono interessate all’Africa. Il rapporto con l’Italia certo potrebbe essere più stretto”, aggiunge. “Penso all’Eritrea ma anche alla Somalia e all’Etiopia. Se anche in quest’area sono arrivati investimenti cinesi però è per l’immobilismo dell’Occidente. Il nostro è un mondo globalizzato. Se l’Occidente sta fermo, la Cina si muove”.

L’Italia in effetti ha perso qualche treno quanto a investimenti nell’area. Per capirlo è sufficiente il paragone con altri paesi. Non solo la Cina con la sua decennale presenza in Eritrea ed Etiopia, ma anche Turchia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Mentre nei confronti dell’Europa l’Italia è stata a lungo fanalino di coda rispetto a Francia, Germania, Gran Bretagna.

In questi anni però sta avvenendo un’inversione di tendenza.

Nel 2016 l’Italia si è collocata al terzo posto per investimenti in Africa. Ancora meglio nel 2017. Infatti ha destinato 81 milioni di euro per interventi umanitari e di sviluppo in Etiopia, Somalia, Eritrea. Erogando all’Etiopia crediti per aiuto pari a circa 47 milioni di euro.

Secondo dati Sace l’Etiopia è il quarto mercato di destinazione dell’export italiano in Africa subsahariana. Mentre a livello europeo è il secondo partner commerciale, primo fornitore e terzo cliente.

La metà delle esportazioni nazionali sono macchinari e apparecchiature, mentre le importazioni per due terzi riguardano il settore agricolo e per il restante terzo la produzione tessile e conciaria. L’interscambio commerciale però è, per il momento, al di sotto delle potenzialità, assestandosi nel 2017 su 276.6 milioni di euro.

Gli stanziamenti e gli investimenti italiani ed europei nei diversi paesi della ragione sono perciò destinati ad aumentare, grazie al processo di stabilità raggiunto dopo la pace Eritrea-Etiopia.

Dell’attuale viaggio del vice ministro Del Re ha dato notizia l’agenzia Askanews, citando fonti interne alla Farnesina, sul cui sito, al momento, non si trovano ulteriori informazioni.

L’Italia oggi considera la stabilizzazione del Corno d’Africa una priorità. Concetto chiave di tale impegno, espresso proprio dalla Del Re, “guardare l’Africa come un’opportunità, non come una minaccia”.

Nei tre Paesi del Corno d’Africa, Eritrea, Etiopia, Gibuti, scrive Askanews, la Del Re avrà “incontri politici ai massimi livelli”. Visiterà i progetti della cooperazione italiana e si confronterà con gli imprenditori attivi nella regione.

Un tweet di ieri mostra il vice ministro a Keren, seconda città eritrea per importanza, in visita al cimitero italiano. Qui sono sepolti i soldati italiani ed eritrei che hanno perso la vita nell’ultima battaglia contro gli inglesi, quella che ha messo fine al colonialismo. È vero che “riposano vicini”, come twitta la Del Re, però gli ascari, quasi sempre, non hanno nome. Anche questo è “da ricordare”.

Oggi il vice ministro ha tagliato il nastro per inaugurare un nuovo reparto di cardiologia dell’Ospedale Orotta di Asmara. In seguito è in visita alla scuola italiana e all’industria tessile Za.Er.

Il 6 partirà per Addis Abeba. Dove è preventivato che veda la scuola Don Bosco, retta da padre Angelo Regazzi. Un incontro già fatto dal primo ministro Conte durante il suo recente viaggio. La scuola, infatti, è un fiore all’occhiello. Un luogo che accoglie e forma, togliendoli dalla strada, molti ragazzi etiopici in difficoltà.   

Ultima tappa Gibuti.

Nel corso del viaggio, precisa Askanews, citando fonti della Farnesina, non saranno firmati accordi. Lo scopo è portare “sostegno ai progetti di cooperazione che l’Italia ha già avviato per lanciare l’idea di una cooperazione aperta al mondo imprenditoriale”.

L’Africa orientale è in una fase di costante e continua crescita economica, si legge nell’ultima analisi ISPI.

Per il 2018 le previsioni dell’African Development Bank vedono una crescita nell’Africa subsahariana intorno al 4.1 per cento. Nell’Africa Orientale invece la crescita prevista è del 5.8 per cento.  

Che il Corno d’Africa sia una terra importante per gli investimenti delle imprese italiane è quanto ha detto, in un recente intervento sul rapporto Africa-Italia, Marco Menegotto, già ordinario di tecnica delle costruzioni presso La Sapienza e membro del CdA del Gruppo Piccini.

Una decina d’anni fa, spiega Menegotto, Piccini ha installato a Massawa, in Eritrea, un impianto di prefabbricazione per produrre travi da ponte. In anni più recenti invece ha costruito alloggi e case. Ora sta ristrutturando ospedali e alberghi. “Dall’Etiopia invece”, continua Menegotto, “siamo assenti dal 1998”. Adesso, con la pace, riapriremo gli uffici di Addis Abeba. Anche in Somalia pensiamo di poter investire in vari settori”.

Molti sono gli ambiti nei quali le imprese italiane possono portare il proprio saper fare. E in molti di questi già sono presenti. Infrastrutture, strade, porti, aeroporti, nuove energie, turismo, pesca, agroalimentare. Inoltre imprese italiane si occupano del trattamento dei rifiuti, della sanità, della formazione e aiutano la nascita di piccole e medie imprese locali.

Le prospettive aperte dalla pace tra Eritrea ed Etiopia, dalla ripresa delle relazioni con la Somalia e dalla distensione con Gibuti, sono la premessa per un nuovo, incalzante, sviluppo.

Uno sviluppo cui l’Italia può contribuire, con la capacità delle proprie imprese e con una cooperazione su base solidale e paritaria.  

Marilena Dolce

@EritreaLive

 

 

 

 

 

 

 

 

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