Usa rimuove Eritrea dalla lista dei paesi che non collaborano contro il terrorismo

Eritrea, Asmara, Harnet Avenue una via centrale della capitale

Usa rimuove  l’Eritrea dalla lista dei paesi che non collaborano contro il terrorismo.

Già ieri la notizia era circolata sulla stampa americana e con un lancio dell’agenzia AP. Oggi la conferma è ufficiale, gli Usa hanno tolto l’Eritrea dall’elenco dei paese che non collaborano contro il terrorismo.

Nella lista compilata dall’America rimangono Iran, Corea del Nord, Siria e Venezuela.

Tale decisione politica è in linea con la distensione tra Eritrea ed Etiopia, rispecchiando i cambiamenti avvenuti nell’ultimo anno nel Corno d’Africa.

Lo scorso luglio ad Asmara il presidente eritreo Isaias Afwerki e il premier etiopico Abiy Ahmed hanno firmato l’accordo di pace tra i loro paesi.

Una pace che il precedente governo etiopico aveva mantenuto in sospeso per quasi 10 anni. Subito dopo la firma il premier Abiy Ahmed si esprime contro il permanere delle sanzioni a danno dell’Eritrea.

Una posizione ribadita anche durante l’incontro avvenuto in quegli stessi giorni tra lui e il segretario generale dell’Onu. Da Addis Abeba Antonio Guterres dichiara infatti che quelle contro l’Eritrea sono “sanzioni motivate da una serie di fattori che non ci sono più”.

A favore della rimozione delle sanzioni si esprimono poco dopo anche altri paesi del Corno d’Africa.

A novembre la risoluzione presentata dalla Gran Bretagna per abolire le sanzioni contro l’Eritrea è approvata all’unanimità.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, con la risoluzione 2444 del 2018, revoca le sanzioni imposte all’Eritrea con la risoluzione 1907 del 2009, prorogata anche nel 2011.

Tra le accuse motivo di tali sanzioni vi era quella di sostenere il gruppo terroristico somalo di Al Shabaab.

L’Eritrea ha sempre negato tale sostegno, rispondendo alle accuse della commissione SEMG, Security Council Committee on Somalia and Eritrea, sulla “mancanza di collaborazione”, con i 15 incontri con la Commissione stessa e le molte video conferenze.

In verità sulla mancanza di fondamento dell’accusa di terrorismo si era già espressa una diversa commissione delle Nazioni Unite. Proprio perché il fatto “non è provato” tale commissione chiede infatti la rimozione delle sanzioni a carico dell’Eritrea per il presunto sostegno agli insorti jihadaisti di Al Shabaab.

La revoca che giunge nel 2018 comprende tutti i provvedimenti restrittivi, l’embargo sul commercio di armi, il congelamento dei beni del paese all’estero, gli impedimenti ai viaggi per politici e funzionari dello Stato.

L’Eritrea dunque non solo non ha aiutato il fondamentalismo somalo ma ora, dopo la pace con l’Etiopia, ha ristabilito rapporti di collaborazione e amicizia con la Somalia e il suo presidente Mohamed Abdullahi Mohamed.

Il governo eritreo aveva accolto con sollievo la decisione contro le sanzioni, da sempre definite “ingiuste”. Contro le quali negli anni passati ci sono state diverse manifestazioni della diaspora davanti alle sedi Onu.

A sbloccare la situazione, di cui è segno anche l’eliminazione dell’Eritrea dalla lista dei paesi accusati di non lottare contro il terrorismo, il cambio di rotta della politica internazionale.

Con la pace tra Eritrea ed Etiopia è, infatti, mutato lo sguardo americano ed europeo sul piccolo paese del Corno d’Africa.

 

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