Etiopia, sventato tentativo di colpo di Stato. Ucciso il responsabile.

Etiopia, tentativo di colpo di Stato, ucciso il responsabile, generale Asaminew Tsige.
Poche ore fa il generale Asaminew Tsige, autore del tentativo di colpo di Stato, è morto, ucciso dalla polizia in un conflitto a fuoco con le forze di sicurezza governative presso Bahir Dar.
Nel complotto da lui organizzato sono morti politici nella regione Amhara e il capo di Stato Maggiore ad Addis Abeba.

 

 

Addi Abeba, il premier Abiy Ahmed parla in tv del fallito colpo di Stato
Etiopia, sventato un tentativo di colpo di Stato nella serata di sabato 22 giugno.
A darne notizia domenica mattina, con un intervento alla tv di Stato, il premier Abiy Ahmed, teso in volto e in divisa militare.
Oltre a questo intervento, il primo ministro spiega gli avvenimenti della sera precedente postando un comunicato stampa, in inglese e amarico, sul proprio account twitter.
Due sono gli scenari degli scontri. A Bahir Dar, capoluogo della regione Amhara sono stati uccisi nella serata di sabato il governatore, Ambachew Mekonnen e il suo consigliere, Ezez Wassle. La sparatoria è avvenuta durante una riunione.
Secondo il comunicato stampa, a capo del tentativo di colpo di stato ci sarebbe il generale Asamiew Tsige. Un militare accusato già in passato di golpe e per questo motivo arrestato e condannato a nove anni di carcere. Era uscito grazie alle amnistie del 2018. Molte delle persone coinvolte nell’attentato, dicono fonti ufficiali, sono state arrestate. Poco fa è arrivata la notizia della morte di generale Asaminew Tsige, ucciso dalla polizia in un conflitto a fuoco con le forze di sicurezza governative presso Bahir Dar.
L’Etiopia è uno dei paesi più popolato dell’Africa. Con più di cento milioni di abitanti è secondo solo alla Nigeria. La regione Amhara si trova nella parte settentrionale del Paese ed è abitata da una delle etnie più numerose. Vi appartiene il 30 per cento della popolazione.
Prima dell’arrivo di Abiy, di etnia oromo, il potere federale in Etiopia è sempre rimasto saldamente nelle mani dei tigrini. La loro è un’etnia minoritaria (6 per cento) con base per lo più nel Tigray che, dagli anni Novanta fino al 2018, ha detenuto di fatto il potere. Tanto che proprio il malcontento delle due etnie maggioritarie Oromo, (35 per cento) e Amhara (27 per cento), per la costante esclusione dagli incarichi al vertice, aveva innescato la miccia per il cambiamento, che arriva con il nuovo premier.
La transizione di potere dal Tigray verso le zone centrali del Paese, Amhara e Oromo, rende possibile la pace con l’Etiopia. Tuttavia, per l’élite tigrina, la perdita di potere e privilegi e i cambiamenti nelle zone di confine dopo la riapertura delle frontiere, determinano nel corso dei mesi una crescente ostilità nei confronti del governo del premier.
Cosi Abiy Ahmed è amato dall’Occidente e dai paesi vicini perché lavora per la stabilità interna, per la pace nella regione, per la presenza femminile in Parlamento, perché allarga le privatizzazioni e attira investimenti esteri. All’interno invece deve guardarsi le spalle dalle insidie e dalle tresche di gruppi di potere detronizzati.
Poco dopo il suo insediamento, nell’aprile 2018, ad Addis Abeba, durante un comizio, è lanciata sul palco dove lui si trova una granata. Lo scorso ottobre invece un gruppo di militari si dirige in marcia verso il palazzo del governo. Lo stesso premier spiegherà che volevano un aumento salariale. Tuttavia l’atteggiamento, anche se rientrato nel breve, sembra piuttosto aggressivo.
Oltre all’episodio di Bahir Dhar, a poche ore di distanza, nella capitale Addis Abeba, avviene la seconda parte del tentato colpo di Stato.
Secondo fonti ufficiali l’uccisione del capo di Stato Maggiore, generale Seare Mekonnen sarebbe parte dello stesso piano.
Oltre al generale, ucciso in casa dalla propria guardia del corpo, è ammazzato anche un alto ufficiale in pensione, il generale Gezai Abera, che si trovava in casa con lui.
La guardia del corpo è arrestata poco dopo.
Seare Mekonnen, nominato nel 2018 dallo stesso Abiy era un uomo importante per gli equilibri del paese.
Dopo aver sventato il colpo di Stato le autorità di Addis Abeba hanno detto che la situazione è tornata “sotto controllo”.
Il premier Abiy ha inoltre incoraggiato i cittadini ad “essere guardiani della pace e a sostenere tutti gli sforzi per individuare i responsabili”.
In un primo tempo l’ambasciata americana di Addis Abeba ha avvertito i concittadini di rimanere in casa perché in città si sentivano spari.
Ora però la situazione è meno tesa anche se internet non funziona ancora. Le strade sono chiuse e gli spostamenti difficili.
L’Unione Europea spera che il processo di pace e le riforme iniziate dal premier Abiy continuino il loro corso. Anche l’Italia ha espresso appoggio al premier Abiy Ahmed.
Tra l’altro proprio la scorsa settimana il vice ministro Emanuela Del Re era ad Addis Abeba per partecipare, con gli imprenditori italiani, ad un Business Forum. Mentre nelle ore appena precedenti al tentativo di colpo di Stato si trovava in visita ad Axum, nella regione del Tigray.

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