CONFERENZA ITALIA-AFRICA. IL FUTURO È L’AFRICA E L’ITALIA CI SARÀ

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CONFERENZA ITALIA-AFRICA: il futuro è l’Africa e l’Italia ci sarà

Roma, Farnesina, II Conferenza Italia-Africa. l’intervento iniziale del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

La Farnesina, con la II Conferenza Italia-Africa, prosegue il dialogo con il continente africano.  

Una conferenza organizzata il 25 ottobre dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, cui hanno partecipato 46 paesi africani, 13 organizzazioni internazionali e circa 350 delegati.

A sottolineare l’importanza dei temi sul tavolo di questa seconda Conferenza Italia-Africa, l’apertura dei lavori affidata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“I rapporti con l’Africa sono prioritari per la nostra politica estera e per le imprese italiane”, ha detto il presidente Mattarella

Finora per la verità le imprese italiane sono state poco sostenute dal Paese. Da tempo lamentavano una scarsa presenza, rispetto ad altri Paesi, di ambasciate italiane in Africa. Ora però, dice nel suo intervento la vice ministro degli Esteri, Emanuela Del Re “l’Italia sosterrà gli strumenti giuridici, perché gli imprenditori possano investire in modo sicuro”.

Al di là di incognite e rischi, certamente non azzerati, “l’Africa”, ripetono nei loro interventi i politici italiani, “è il continente del futuro”. Un continente non immobile, anzi in rapida evoluzione.

Un’evoluzione legata in primo luogo alla forte crescita demografica. Secondo le stime, la popolazione nel continente africano raddoppierà nel 2050. Raggiungendo quota due miliardi e mezzo. Un quarto dell’umanità, con un’età media sotto i 24 anni.

Dunque, mentre l’Europa invecchia, l’Africa fiorisce.

La sfida, dice la Conferenza Italia-Africa, sarà incrociare questi destini, facendo in modo che ciascun continente, Africa e Europa, ne abbia un vantaggio.

Dall’Africa arrivano buone notizie. La crescita economica dei paesi africani è in media del 5 per cento, più alta rispetto all’Europa.

Però l’Europa può essere il tramite per affrontare le molte sfide legate proprio allo sviluppo economico.

Già oggi l’economia del continente africano non è più limitata alle monocolture o all’ esportazione di materie prime.

Inoltre è recente la decisione per cui la maggior parte dei paesi africani hanno aderito al libero mercato, togliendo dazi e barriere tra stato e stato, dice il vice ministro Del Re.   

In questo contesto l’Italia si propone come ponte tra Africa e Unione Europea. Per facilitare il percorso di crescita del continente africano.

Già ora, ha detto il ministro degli Esteri Enzo Milanesi Moavero, l’Italia si sta battendo, all’interno della Ue, perché l’Africa riceva maggiori risorse.

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte e il ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero

L’Italia e l’Europa devono saper “cogliere l’attimo”, ha detto.  Investire in Africa significa diventare parte del futuro del continente.

L’Africa deve poter avere uno sviluppo industriale privo degli strascichi e degli effetti negativi lasciati in Occidente dalla rivoluzione industriale. Per l’Africa, grazie a un mondo più globale, questo non si ripeterà. Del processo di industrializzazione l’Africa potrà evitare il lato oscuro.

Le previsioni Ue indicano la creazione nel continente africano di circa 10 milioni di posti di lavoro. La prospettiva è quella di dare energia a 30 milioni di persone e strade a 20 milioni. 

L’Africa, inoltre, ha bisogno di infrastrutture, energia rinnovabile, comunicazioni satellitari. Tutti campi nei quali lavorano molte imprese italiane.

“L’Italia”, conclude il ministro Moavero “si mette a disposizione” dell’Africa, per un cammino comune che ne aiuti la crescita.

Che tra Italia e Africa ci sia stata, e possa ancora esserci, una felice collaborazione lo dice Amani Abdu Zeid, che si occupa di energia e infrastrutture per l’Unione Africana.

L’Italia può collaborare nell’ambito delle infrastrutture, per la rete stradale, l’energia, esplorazione petrolifera, l’estrazione del gas, dice. “La libera circolazione delle merci” spiega, “obiettivo raggiunto nel 2018” è la premessa per una migliore vita dei cittadini africani”.

In questo senso dalle parole si è passati ai fatti. Lo stesso giorno della Conferenza, alla Farnesina è stato firmato un accordo tra Italia e Ua proprio sulle energie rinnovabili.

L’Africa, dice nel suo intervento Vera Songwe, Uneca, cresce, ma non abbastanza in fretta. Perché possa crescere più rapidamente, garantendo lavoro a tutti sono necessari maggiori investimenti. La buona notizia, aggiunge, è che oggi ci sono più investimenti dell’Africa per l’Africa.

Il contesto globale è molto importante. Per questo motivo, dice, “noi incoraggiamo il settore privato italiano a investire in Africa”.

Un altro tema presente in tutti gli interventi e collegato alla crescita demografica del continente africano è il futuro dei giovani.

La migrazione forzata da paesi poveri o in guerra non può continuare. L’obiettivo è un futuro nel quale i giovani non siano costretti a emigrare. Devono poter trovare lavoro nel proprio Paese. Per questo motivo l’impegno europeo è garantire scuola e formazione. Comprendendo, per i più meritevoli, anche borse di studio per l’estero. Entro il 2020, ha detto la Del Re, 35mila studenti e docenti africani avranno accesso a programmi di questo genere.

 L’Italia, ha detto Mattarella, si è resa conto che le migrazioni di questi anni non sono episodiche. Quindi è necessario affrontarne le cause con i paesi di provenienza. Obiettivo immediato è mettere fine al traffico di uomini. Tutelando i diritti umani e la dignità dei più deboli.

Portare lavoro in Africa è la sfida per fermare l’esodo.

“Si parla sempre di crescita africana” dice Vera Songwe, meno della stagnazione europea. Sono due condizioni che si possono compensare a vicenda, con un beneficio per entrambi i continenti.  

Proprio per il suo potenziale di giovani, l’Africa nel prossimo futuro non investirà solo nelle fabbriche, ma anche nei cervelli.

Per avere giovani preparati, pronti a muoversi non più per costrizione.

La loro sarà però una “migrazione ordinata”. Ognuno avrà un’identità. Non esisteranno più gli invisibili, perché a emigrare saranno persone non schiavi.

Che l’Africa sia il futuro lo ripete nel suo intervento, in chiusura della Conferenza Italia-Africa, anche il premier Giuseppe Conte.

Il premier Giuseppe Conte durante il suo intervento alla Conferenza Italia-Africa

La migrazione illegale va fermata ad ogni costo, dice.  

Migrare non dev’essere ineluttabile.  Adeguati finanziamenti Ue possono bloccare una situazione incontrollata.

Quanto allo sviluppo dell’Africa, gli imprenditori italiani, dice Conte, vi lavorano già. Sono presenti nelle infrastrutture, nell’agroindustria, nei servizi. Quello di cui l’Africa ha bisogno adesso è di avere una propria classe di imprenditori. E in questo l’Italia può essere d’aiuto. Dal 2019, dice Conte, l’Italia inizierà a collaborare, per realizzare ciò, con un primo gruppo di Paesi.

L’Italia vuole rilanciare il proprio impegno in Africa. Con uno schema nuovo. Non più beneficiario-donatore, ma partnership, condivisione nei progetti di sviluppo.

Per fare ciò l’Italia offre le proprie competenze. Sottolineando le capacità e la professionalità italiana in campo energetico, per la sicurezza alimentare e la tutela dell’ambiente.  

In chiusura il premier chiede all’Africa di condividere il proprio futuro con l’Italia. Per un dialogo in termini di sicurezza, sviluppo sostenibile, pace e benessere per entrambi i popoli.

Per dare nuovo impulso a ciò che nel suo intervento il presidente Mattarella aveva definito un dialogo tra popoli e culture.

La Conferenza Italia-Africa oltre a rinforzare le relazioni economiche tra i due continenti, modifica la narrativa sull’Africa. Il futuro dell’Africa, com’è stato descritto ora, è quello di un continente in crescita, un’opportunità per l’Italia e le sue imprese.

Marilena Dolce

@EritreaLive

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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