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Africa per Africa 38ma Conferenza Fao a Roma

Marilena Dolce
25/06/13
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AFRICA PER AFRICA, 38ma CONFERENZA FAO
La Guinea Equatoriale firma l’accordo per l’Africa Solidarity Trust Fund

Roma FAO, firma Solidarity Trust Fund, Presidente Guinea Equatoriale Teodoro Obiang Nguema Mbasogo e Direttore Generale Josè Graziano da Silva

La scorsa settimana, (15-22 giugno) nell’ambito della 38ma Conferenza FAO, (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) che si è svolta a Roma, il Direttore Generale Josè Graziano da Silva e il Presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, hanno formalizzato l’accordo intercorso a Malabo, in Guinea Equatoriale, lo scorso febbraio con la donazione di 30 milioni di dollari a favore dell’Africa Solidarity Trust Fund.

38th Sessione della Conferenza, Africa Solidarity Trust Fund

Questo Fondo Fiduciario, amministrato dalla FAO, è un ulteriore, importante passo avanti per eliminare dal mondo fame e malnutrizione, obiettivo principale del Millennio.

Nel corso della conferenza FAO è stato formalmente annunciato che trentotto paesi hanno dimezzato la fame ben prima della scadenza del 2015.

La Guinea Equatoriale ha raggiunto questi obiettivi.

Negli ultimi quindici anni la ricchezza di risorse, prime tra tutte petrolio e gas naturale, ha portato la Guinea Equatoriale ad avere il più alto tasso di crescita economica al mondo, diventando la maggiore potenza finanziaria della regione, con il reddito più elevato dell’intera Africa, senza sostegno da parte del FMI, Fondo Monetario Internazionale, con un pil per abitante passato da 1,754 dollari (2001) a 38,00 dollari (2010).

Il petrolio però, dice il Presidente Obiang, non è una risorsa senza fine, dev’essere il mezzo per costruire il futuro del Paese, rilanciando l’economia tradizionale: agricoltura, pesca, legname.

Un benessere diffuso quello della Guinea Equatoriale, garantito da un welfare capillare, scuole e insegnati che formano la futura generazione, lotta alle malattie endemiche, case sociali, infrastrutture, acqua, rete elettrica, telecomunicazioni.

Lasciando parlare le cifre, il Paese ha costruito, dagli anni Ottanta a oggi più di 8.000 alloggi di edilizia sociale, 300 ambulatori, 10 ospedali, 1 Policlinico con 200 camere, 784 scuole primarie, 115 private, 71 scuole secondarie, 40 private, 2.000 professori immessi in ruolo, una Università Nazionale con 1.700 studenti divisi in 3 facoltà. L’ 87% della popolazione è alfabetizzata e la lotta alla malaria, debellata quasi ovunque, ha portato a una riduzione del 33% della mortalità infantile.

La Guinea Equatoriale, con il Presidente Obiang a capo dell’Unione Africana dal 2011, considera fondamentale l’aiuto dell’Africa verso l’Africa, una South-South Cooperation per lo sviluppo della regione, determinata dalla solidarietà e dal ruolo centrale dei paesi più ricchi, perché è ormai evidente che, in un mondo globalizzato, la sicurezza alimentare non può essere raggiunta da un solo Paese, non può essere vincente se condotta da singoli, uomini o Stati.
Non serve la “carità” è necessario un lavoro di cooperazione e partnership con scelte politiche, economiche e sociali per il raggiungimento della sicurezza alimentare.

Questo è il senso della nascita del Fondo di Solidarietà, creato con il contributo della Guinea Equatoriale, seguita, come annunciato durante la Conferenza, dall’ Angola che ha donato 10 milioni di dollari al fondo finanziato dai paesi dell’Africa, per l’Africa.

Il pensiero espresso dalla Conferenza e le parole rivolte dal Papa ai rappresentanti dei Paesi FAO durante l’incontro in Vaticano, rispecchiano la governance della Guinea Equatoriale.

Nell’intervento che ha aperto la Conferenza, Amartya Sen, Premio Nobel per l’Economia, ha detto: «per la sicurezza e la stabilità economica di lungo periodo in Africa, la diversificazione economica è decisiva, non vi è ragione alcuna di credere che, a differenza di tutte le altre popolazioni al mondo, gli africani non possano riuscire ad avviare processi d’industrializzazione con successo» e poi ha aggiunto «la politica deve anche provvedere a estendere l’assistenza sanitaria, i servizi di pianificazione familiare, l’istruzione di base, in particolare delle donne, e le disposizioni di sicurezza sociale».

Insomma la fame si combatte su molti fronti; migliorando lo sviluppo agricolo che determina accrescimento del pil, aiutando concretamente i piccoli agricoltori e le comunità rurali, migliorando l’assistenza sanitaria, combattendo malattie endemiche legate alla malnutrizione, aumentando l’istruzione che permetterà ai giovani di avere un buon lavoro e un migliore reddito.

Non esiste, dunque, una sola via per combattere la fame. È necessario un lavoro di governi, organizzazioni istituzionali e private che si alleino, perché, per raggiungere l’obiettivo, dice Amartya Sen, «si devono fare molte cose, tutte insieme».

Il discorso rivolto da Papa Francesco ai partecipanti alla Conferenza, durante l’incontro in Vaticano (20 giugno) ha toccato il punto centrale dell’impegno verso lo sviluppo dell’agricoltura quando ha detto: «le soluzioni possibili sono tante e non si limitano all’aumento della produzione.

È risaputo che quella attuale è sufficiente, eppure ci sono milioni di persone che soffrono e muoiono di fame: questo, cari amici, costituisce un vero scandalo». La Chiesa, ha ricordato in chiusura il Santo Padre, con le sue strutture e istituzioni, è vicina allo sforzo della FAO che cerca di realizzare una solidarietà concreta.

Il primo punto dell’impegno del Fondo sarà rafforzare nelle zone del Sahel e del Corno d’Africa, le attività che già hanno dato buon esito contro la siccità e le ricorrenti crisi, per sostenere il lavoro agricolo delle famiglie e delle comunità rurali.
Il Fondo appoggerà iniziative africane per lo sviluppo dell’Africa, come il CAPPD, Programma Generale per lo Sviluppo dell’Agricoltura in Africa.

Produrre cibo non è una scelta, è una cosa che ogni nazione deve poter fare. Riguarda l’ambiente, la salute, il diritto, l’economia ma soprattutto non c’è modo di fare il proprio interesse senza fare anche quello altrui, questo è l’insegnamento della globalizzazione.

In conclusione l’obiettivo di sconfiggere la fame può essere raggiunto solo con il lavoro di tutti i Paesi FAO e il contributo dei paesi africani più ricchi che, riconoscendo l’importanza della solidarietà tra i paesi della regione, agiscono concretamente come nel caso della costituzione del Fondo Fiduciario di Solidarietà per l’ Africa.

Il lavoro, per molti dei Paesi presenti alla Conferenza FAO continuerà ad Addis Abeba, nella sede dell’Unione Africana, dal 30 giugno al 1 luglio presenti anche WPF, World Food Programme e IFAD, International Fund for Agricoltural Development.

Marilena Dolce

Marilena Dolce, giornalista. Da circa dieci anni viaggio verso il Corno d'Africa e da altrettanti scrivo ciò che vedo. Soprattutto per Eritrea ed Etiopia ma non solo. Dal 2012 scrivo per EritreaLive, notizie e racconti in diretta dall'Eritrea. Perchè per capire il mondo bisogna uscire dal proprio quartiere, anche solo leggendo.

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