Africa, come si sta muovendo il coronavirus

Africa, in Rwanda ci si lava le mani prima di salire sui bus come prevenzione alla diffusione del coronavirus

Africa, come si sta muovendo il coronavirus, covid-19.

Il 13 marzo in Etiopia il Ministro della Salute Lia Tadesse ha reso noto il primo caso di contagio. Si tratta di un uomo giapponese di 48 anni proveniente dal Burkina Faso e arrivato in Etiopia lo scorso 4 marzo.

Ora il paziente è in quarantena presso un centro di isolamento. L’Etiopia, che si sta preparando all’emergenza, ha istituito una Commissione Ministeriale con risorse dedicate alla lotta contro il coronavirus. Così si legge nella nota diffusa ieri da Fana, emittente statale.

“La speranza per l’Africa è che le persone siano più resistenti al virus, rispetto all’Europa”. È quanto dice don Angelo Regazzo, responsabile di Bosco Children, che da tempo vive ad Addis Abeba e si occupa di scuola e lavoro per giovani a rischio, salvati dalla strada. “Sulla situazione in Etiopia”, prosegue don Angelo, “la dura vita giornaliera, il clima caldo secco, i polmoni adattati all’altitudine dell’altopiano, oltre alla capacità di resistere agli sbalzi termici tra giorno e notte, dovrebbero aiutare a superare la pandemia”. “Naturalmente, però” aggiunge “tutti noi ci atterremo alle norme di sicurezza, come nei paesi europei colpiti, che stanno combattendo il coronavirus”.

Ieri, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters si sono registrati casi di coronavirus in Kenya, Sudan e Mauritania. Oltre ai casi già segnalati in Marocco, Tunisia, Egitto, Algeria, Senegal, Togo, Camerun, Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo, Sudafrica, Nigeria, Costa d’Avorio, Gabon, Ghana, Guinea, Sudan, Rwanda, Repubblica Centro Africa e Seychelles.

Salgono così a 23 su 54 i paesi dell’Africa nei quali è arrivato il coronavirus.

Con 16 casi il Sudafrica è, per il momento, il più contagiato. Il 90 per cento dei contagiati in Africa  è straniero. Preoccupa la facilità con cui in Cina e in Europa si è diffuso il virus che potrebbe arrivare in Africa. Al momento nel mondo ci sono 135 mila casi di persone positive. Cinquemila i morti.

In Africa la quarantena è la misura più diffusa per contrastare i contagi.

Ad oggi, Paesi molto popolati come Kenya ed Etiopia, con frequentissimi scambi commerciali con la Cina, hanno registrato pochi casi. Tuttavia potrebbe non rimanere così a lungo.

In Kenya le autorità hanno rinviato tutti gli eventi pubblici e limitato il transito e l’arrivo di viaggiatori stranieri. Le scuole restano per il momento aperte ma tutti gli eventi, anche sportivi, sono sospesi. Il mese scorso il Kenya ha fermato i voli verso la Cina. Giovedì quelli verso Roma e Ginevra.

Misure pesanti che colpiranno duramente l’economia del Paese.

In Etiopia la raccomandazione fatta dal Ministero della Sanità è quella di evitare contatti. Al momento però i voli della compagnia di bandiera verso Europa e Cina non sono stati sospesi, tranne verso Milano. Unico scalo italiano resta Fiumicino.

 Mauritius, la cui economia è strettamente legata al turismo, non ha ancora segnalato casi di Covid-19. Alcune settimane fa, quando il virus si stava diffondendo, in Italia aveva fatto clamore il rientro forzato di un gruppo di turisti settentrionali. Non era stato loro permesso di scendere dall’aereo.

Il timore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è che l’Africa non regga i numeri del contagio europeo o cinese. Uno studio pubblicato il 19 febbraio scorso dalla rivista scientifica Lancet indica tra i paesi più a rischio, anche se meglio attrezzati, Egitto, Algeria e Sudafrica, seguiti da Nigeria ed Etiopia.

Meno a rischio invece Marocco, Sudan, Angola, Tanzania e Ghana.

Si teme che gli stati africani non abbiano le risorse per allestire quarantene nelle zone limitrofe agli arrivi dei voli. Che non riescano ad incrementare la strumentazione per la rianimazione necessaria negli ospedali e infine non traccino gli spostamenti delle persone. Misura questa messa in pratica in Corea del Sud.

Molti paesi africani hanno adottato la quarantena per chi arriva dalle zone a rischio.

Il Ciad ha chiuso la frontiere con il Camerun e la Guinea.

In Guinea Conakry per il momento c’è un solo caso, quello di una funzionaria dell’Unione Europea posta in quarantena.

In Rwanda il governo ha messo ovunque a disposizione dei cittadini lavelli da campeggio. Soprattutto nei luoghi dove si assembrano le persone, come le stazioni dei bus.

In Senegal gli scienziati, in collaborazione con l’Istituto Pasteur di Dakar, e con i laboratori dell’inglese Mologic, hanno sviluppato un test per il Covid-19. In minor tempo rispetto al tampone faringeo tale test dà un risultato attendibile al 92 per cento. Un kit finanziato da Londra pronta a donarlo ai paesi africani.

In fatto di virus però una buona notizia c’è. Dal 14 marzo in Africa sono 21 giorni senza casi di Ebola. Se il contagio si fosse fermato, il 12 aprile potrebbe essere la giornata mondiale della vittoria sul terribile virus.

Una buona notizia in attesa di quella che dichiarerà finita nel mondo l’emergenza Covid-19

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