Trattato di Uccialli, tra Etiopia e Italia, prima della nascita dell’Eritrea

Il Trattato di Uccialli (1889) è un pezzo di storia tra Etiopia ed Italia, prima della nascita dell’Eritrea (1890). Il 21 maggio 1883 il conte Pietro Antonelli, per conto del re d’Italia Umberto I firma il primo Trattato con Menelik, re dello Scioa. Questo Trattato stabilisce tra i due paesi “pace perpetua ed amicizia costante”.
Carta sulla zona d’influenza italiana secondo i protocolli italo-britannici del 1891 e 1894 in Istituto per gli Studi di Politica Internazionale
Quattro anni dopo, il 20 ottobre 1887, ad Addis Abeba, le due parti stipulano un nuovo trattato di “amicizia e alleanza”. Con questo secondo trattato gli Stati si impegnano a difendersi reciprocamente da attacchi terzi. Il negoziatore per l’Italia è ancora Antonelli.
L’8 marzo 1899 morto a Metemma l’imperatore d’Etiopia Giovanni, in una battaglia contro i Dervisci, Menelik si fa proclamare suo successore e l’Antonelli completa l’azione diplomatica facendogli firmare il Trattato di Uccialli (2 maggio 1889).
Sono gli anni in cui politica, esplorazione, diplomazia si accavallano. Antonelli conosce bene il territorio etiopico grazie alle esplorazioni con Cecchi, Bianchi e Antinori.  Di quest’ultimo, infatti, prende il posto come ministro plenipotenziario presso il re dello Scioa.
Il Trattato di Uccialli, oltre a definire le relazioni politiche, commerciali e diplomatiche tra Italia ed Etiopia, traccia i confini per definire la futura colonia Eritrea (1890).
L’articolo 3 del Trattato dice che, per “rimuovere ogni equivoco circa i limiti dei territori sopra i quali le due parti contraenti esercitano i diritti di sovranità, una commissione speciale composta di due delegati italiani e due etiopici traccerà sul terreno con appositi segnali permanenti una linea di confine”. Seguono quindi i dettagli di tali confini.
In realtà, subito dopo la ratifica del Trattato, la questione confini si ingarbuglia.
Così il 1 ottobre 1889 durante un viaggio in Italia, Makonnen, cugino di Menelik, e Francesco Crispi firmano una “convenzione addizionale” in cui si stabilisce che l’articolo 3 che delimita i confini italo-etiopici, “prende a base il possesso di fatto attuale”.
Una volta ottenuta la firma etiopica Crispi notifica la Convenzione alle tredici potenze firmatarie dell’atto generale di Berlino. In questo modo l’Italia ottiene che la nascente Eritrea abbia confini definitivi (che però Menelik contesterà) e che l’Etiopia sia, se non de facto almeno de jure, protettorato italiano.
Scrive Angelo Del Boca a tal proposito che “mentre il 1 ottobre Makonnen firma a Napoli la Convenzione, convinto che gli italiani siano arrivati ad Asmara, in realtà il generale Baldissera a quella data ha già occupato l’Hamasiem, l’Acchele Guzai, il Barca e il Seraè per raggiungere in dicembre la frontiera dei fiumi Mareb-Belesa-Muna”.
Il Trattato di Uccialli stabilisce inoltre, con l’articolo 17, che “sua maestà il Re dei Re d’Etiopia consente di servirsi del Governo di S. M. il Re d’Italia per tutte le trattazioni di affari che avesse con altre potenze e governi.”
Redatto in italiano e amarico nel testo del Trattato si legge che le due versioni concordano perfettamente fra loro. Tuttavia Menelik non la pensa così e il 16 marzo 1894 invia una lettera per abrogare il Trattato di Uccialli.
Del Boca scrive che la traduzione in amarico dice testualmente che “per qualsiasi necessità di cui abbia bisogno presso i sovrani d’Europa, all’imperatore d’Etiopia sarà possibile corrispondere con l’aiuto del governo italiano”.
Dunque Menelik riconosce una possibilità non un obbligo.
Crispi pensa che i suoi diplomatici appianeranno le controversie e che il protettorato sia cosa fatta.
In questo clima politico, il 1 gennaio 1890 nasce la colonia Eritrea che raggruppa, come stabilito, tutti i possedimenti italiani sul Mar Rosso.
La diversa interpretazione dell’articolo 17 e il mancato accordo sulla delimitazione dei confini porteranno di lì a poco alla guerra tra Italia e Etiopia (1895-1896).

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