Statue abbattute, quando i conti non tornano – EritreaLive

Non sempre i conti tornano in fatto di statue abbattute.

Eritrea, Massawa, appena liberata la città la statua di Heilè Selassiè di fronte alla Banca d’Italia è abbattuta dai guerriglieri

L’Eritrea per anni, dopo il colonialismo italiano, ha combattuto contro un’altra sopraffazione, quella dell’imperatore d’Etiopia Heilè Selassiè. Il cui colore della pelle non ha fermato la politica di accerchiamento per federare e annettere l’Eritrea, con il benestare delle organizzazioni internazionali occidentali.

L’importanza dell’Eritrea, pur essendo un paese molto più piccolo dell’Etiopia, è l’affaccio sul mare che invece l’Etiopia non ha.

Si dice che l’imperatore affermasse di esser interessato alla terra d’Eritrea non alla sua gente.

E nella città portuale di Massawa aveva fatto erigere la propria statua, sguardo e braccia tese a indicare quel Mar Rosso conquistato.

Oggi di quella statua resta solo il basamento. È stata una cannonata a farla saltare. I guerriglieri eritrei, liberata la città, si sono disfatti subito del simbolo dell’oppressione.

Nessuno li avrebbe più schiacciati. Proprio a Massawa, che porta ben visibili le ferite dei bombardamenti etiopici, non c’era più posto per l’immagine della forzata annessione.

La differenza tra l’abbattimento della statua dell’imperatore Heilè Selassiè e quanto sta accadendo in questi giorni in America e in altri parti del mondo con il movimento Black Lives Matter sono i tempi. Ecco perché i conti non tornano. Le battaglie sono politiche se si combattono nell’attualità del momento. Altrimenti il giudizio critico passa alla storia. Decapitare le statue di Cristoforo Colombo poste nelle varie città americane è una decisione politica sì ma fuori tempo massimo per ottenere risultati concreti. Così come accusare di razzismo Winston Churchill. Non è che non si debbano criticare i personaggi storici del passato.  Anzi. Prima però è necessario chiedersi chi e perché ha dedicato loro pubblici riconoscimenti. E questa è politica.

Non so se sia sulla stessa linea il motivo del ritiro da parte dell’HBO di “Via col Vento”, film del 1939.  Mi chiedo tuttavia chi, vedendolo oggi, non contestualizzi il racconto. Tra l’altro il primo doppiaggio in italiano faceva parlare i neri con le “b” al posto delle “p”, “si badrone”, per intendersi. Forse sarebbe stato addirittura meglio lasciare quel vecchio doppiaggio del 1949 che avrebbe spiegato, oltre alla guerra di Secessione tra Nord e Sud, anche un pezzo d’Italia più recente.

Per restare ancora in Italia un movimento che si occupa della città di Milano chiede la rimozione della, peraltro brutta, statua di Indro Montanelli posta nei Giardini Pubblici. Il motivo è la sua convivenza, mentre era soldato nell’Africa Orientale Italiana, con una bambina eritrea.

Montanelli stesso durante un’intervista racconta la vicenda e questo la dice lunga sulla sua incapacità d’intendere la gravità della questione. Sinceramente però  che la statua resti o meno non mi sembra cosa interessante. Forse più interessante è conoscere la storia della prevaricazione bianca nei confronti delle giovani donne nere. Uomini cui magari nessuno ha eretto statue e che ben si guardano dal compiacersi pubblicamente delle proprie “spose bambine”. Forse l’idea dei Sentinelli, così si chiama il movimento anti Montanelli, è che il giornalista li rappresenti tutti. Quindi la sua statua è un oltraggio al silenzio dei tanti. Non so.

Quanto però ai valori “democratici e antirazzisti” che I Sentinelli richiamano, penso siano inguaribili ottimisti. O non hanno mai parlato con nessuno che non sia milanese da generazioni.

Lo “straniero” qui è sempre percepito tale, anche se ha avuto l’avventura di nascerci.

La statua, quella vera, andrebbe eretta allo ius soli, un diritto ancora senza patria.

 

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