Per l’OMS la sanità in Eritrea è un’esperienza positiva da esportare

Josephine Namboze responsabile Oms Eritrea
©Tesfanews, Josephine Namboze responsabile Oms Eritrea

Per l’OMS la sanità in Eritrea è un’esperienza positiva da esportare. Lo dice al termine del suo mandato la rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Eritrea, Josephine Namboze.

“Sono moltissimi i risultati che l’Eritrea ha ottenuto in pochi anni. Questa può non essere una sorpresa per gli eritrei ma per me, che vengo da un altro paese (ndr, la dottoressa Josephine Namboze è originaria dell’Uganda) è sorprendente. Vorrei che altre persone di altre nazionalità venissero a vedere quello che si sta facendo qui, per esserne positivamente influenzati”. Così si esprime Josephine Namboze, rappresentante Oms, sulla sanità in Eritrea.

La dottoressa Namboze, al termine del suo lavoro in Eritrea, parla dei risultati raggiunti. Lei che vi è rimasta oltre tre anni, durante l’intervista concessa a Shabait, organo del Ministero dell’informazione, si commuove.

Dalle sue parole emerge  che il segreto del successo in campo sanitario dell’Eritrea è l’impegno della comunità e del governo. Un impegno che, nel corso degli anni, ha portato alla massiccia riduzione della mortalità materna e neonatale. Alla sconfitta dell’HIV e della malaria. Mentre la copertura vaccinale è ormai quasi totale. Questi, spiega, sono alcuni dei risultati raggiunti.
Potrebbe raccontarci la sua esperienza ora che il lavoro in Eritrea sta finendo?
La mia esperienza in Eritrea non è stata solo un’esperienza di lavoro. Mi è piaciuto stare qui.  Non come una professionista, ma come parte di una famiglia più grande. È stato davvero piacevole e devo dire che questi tre anni e mezzo sono stati il miglior periodo di tutta la mia vita professionale.
Nel corso degli anni l’Eritrea è riuscita a raggiungere un moderato successo nel settore sanitario. Ci spiega come?
Dicendo “moderato” si sottostima ciò che l’Eritrea ha fatto. Il paese è brillantemente riuscito a ottenere molti risultati positivi nei diversi settori sanitari. Tanto per dirne alcuni, la significativa e sorprendente riduzione di malattie trasmissibili, come HIV, TBC e malaria.
L’Eritrea è uno dei pochi paesi che ha fatto scendere al livello più basso queste tre malattie. I loro numeri sono talmente piccoli che un’équipe sta valutando l’eliminazione della prevenzione per queste malattie. Inoltre, parlando di malattie non trasmissibili, il Ministero della Sanità eritreo (MOH), ha trovato un modo concreta per aiutare le persone che soffrono di alcune di tali malattie, attivando collaborazioni con diverse organizzazioni.
Uno dei maggiori progetti del Ministero della Sanità è la creazione di un centro cardiologico presso l’Ospedale Orotta di Asmara.
Un reparto importante per assistere i pazienti e aiutarli quando la patologia è ancora ai primi stadi. Così si evita che i pazienti spendano forti somme altrove, perché qui il servizio è del tutto gratuito.
Tra i progetti in corso sono fiera di aggiungere quelli relativi alla copertura vaccinale, già incredibilmente alta. Quasi il 100 per cento dei bambini del campione sono vaccinati per 11 antigeni. Questo, nella regione, è uno dei maggiori risultati. Ed è davvero notevole. Tra i 48 paesi dell’Africa Sub Sahariana, Eritrea e Ruanda sono gli unici due che hanno una così alta copertura vaccinale.
Quello che l’Eritrea ha raggiunto nella riduzione del tasso di HIV è semplicemente meraviglioso. L’incidenza dell’HIV in Eritrea è inferiore all’uno per cento. Ma quell’uno è il segmento chiave della popolazione, quello su cui il programma si sta concentrando perché rimanga ai livelli più bassi.
Quello che mi fa piacere è che il governo non si concentri solo sulle questioni maggiori, ma anche sulle malattie meno diffuse. Malattie come l’oncocercosi, o cecità dei fiumi, e il tracoma. Malattie con incidenza molto bassa, ora in via di eliminazione.
Vorrei anche menzionare i successi sui tassi di mortalità materna e neonatale, scesa dal 1991 a numeri decisamente bassi.
Questi sono alcuni dei traguardi che l’Eritrea è riuscita a raggiungere relativamente in poco tempo. Come eritrei ciò potrebbe non sorprendervi, ma per me, che vengo da un paese straniero, è sorprendente e vorrei che altre persone di altre nazionalità venissero a vedere quello che state facendo per prendere spunto.
In merito alla copertura sanitaria universale (UHC), l’Eritrea non l’ha solo sostenuta, ha lavorato senza sosta per raggiungere tutti, ovunque. Qual è la sua opinione?
Riferendomi a ciò che ho già detto, noi abbiamo definito l’UHC con  tre categorie:
  1. Come OMS cerchiamo di vedere dove sono i nostri servizi e ci chiediamo se raggiungono tutti e ovunque.
  2. Se alle persone nelle zone più remote arriva il servizio sanitario.
  3. Se possono pagare le prestazioni mediche.
In base a ciò il Ministero della Sanità individua i pazienti che non hanno accesso ai servizi, lavorando con diverse agenzie, come l’Unicef, e poi forma medici di base. Sono loro che daranno i primi servizi sanitari per poi inviare i pazienti presso altre strutture. Il Ministero ha inoltre varato un progetto per la costruzione di ospedali più grandi. Questo nel lungo periodo.
Per aiutare i pazienti nelle spese sanitarie il Ministero della Sanità ha messo a disposizione vari centri di assistenza, come il centro di dialisi. In questo modo i pazienti ricevono il trattamento all’interno del loro paese. Inoltre si sta discutendo per istituire un centro per le cure oncologiche. Sebbene sia molto costoso, il Ministero sta cercando il modo di averlo. Così i pazienti non andrebbero incontro a spese astronomiche all’estero.
Voglio dire che ciò che l’Eritrea sta facendo è sistematico e bel riuscito.
Qual è il livello di cooperazione tra Oms e Ministeri?
Lavoriamo in collaborazione con tutti i ministeri. Per citarne alcuni, il Ministero per l’Agricoltura sta portando avanti un programma, MIHAP, pacchetto agricolo domestico minimo integrato. Questo programma sostiene la comunità fornendo bestiame e aiutando le persone a coltivare verdure in modo che possano vivere senza problemi. Le comunità, grazie al sostegno del Ministero per l’Agricoltura, ricevono un miglior apporto nutrizionale.
L’Oms ha ora anche un programma congiunto con il Ministero della Sanità e con il Ministero per l’Agricoltura. Con essi esaminiamo il modo in cui i farmaci usati nei diversi settori fanno sì che persone, piante e animali sviluppino una resistenza ai microbi. Inoltre collaboriamo con il Ministero per il Commercio per ridurre il tasso di tabagismo tra i giovani, alzando le tasse e vietando il fumo in alcuni luoghi. L’Oms lavora con chiunque si occupi di sanità per garantire la salute delle persone.
Durante l’intervista, all’incontro dell’EPI, Extended Program on Immunization,  lei ha detto che l’Eritrea si distingue, che è un modello per gli altri paesi africani, particolarmente per quelli con una situazione simile. Come può il Paese condividere i propri successi?
Ho il privilegio, vivendo qui, di testimoniare tutti i grandi lavori che il paese è riuscito a compiere. Vorrei sottolineare una cosa, gli eritrei danno per scontato l’impegno sia della comunità, sia del governo. In questo paese chi governa dice ciò che va fatto, poi lo fa realmente.
Un’altra cosa che ammiro della gente è il modo in cui la comunità è coinvolta nei programmi che realizza con i professionisti. Penso che siano queste qualità il segreto del successo eritreo nel corso degli anni.
Penso anche che, se gli altri paesi potessero imparare dall’esperienza e dal lavoro dell’Eritrea, accrescendo il coinvolgimento delle proprie comunità, otterrebbero uguali risultati.
C’è qualcosa che vorrebbe dirci per chiudere, prima di salutarci? 
Ripeto ciò che ho detto poco fa, l’Eritrea deve condividere le proprie esperienze con gli altri paesi. Sento che al momento non sono adeguatamente condivise. Vorrei anche ringraziare tutte le persone che sono parte di questo lavoro. Per esempio gli operatori sanitari nelle zone più remote. Mi meraviglio sempre del loro livello di impegno, e del sostegno che ricevono dagli amministratori regionali.
Desidero inoltre ringraziare il ministro della Sanità Amina Nurhusien. La ritengo una sorella che mi ha sostenuto per tutti gli anni che abbiamo lavorato fianco a fianco. Ringrazio anche tutti i ministri che mi hanno consentito di trascorrere i tre anni e mezzo più belli ed importanti della mia vita professionale. Sono grata per avere avuto la possibilità di lavorare con tutti loro.
Vorrei estendere la mia riconoscenza a tutte le persone coinvolte, i capi progetto, i direttori, abbiamo lavorato tutti come una famiglia e ne sono stata davvero felice.

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