La rete in Africa, il caso di Asmara, dove si noleggia un film e si accede a internet

Asmara, la rete offre Wikipedia 2019, tutta e subito. Così dice la pubblicità in vetrina

Ad Asmara la rete è anche in un negozio vicino a  Piazza Puskin, molto frequentato.

La vetrina è tappezzata di locandine di film che si possono noleggiare.  Molti sono americani. Ma il negozio non è solo un “blockbuster”, offre anche servizi di ricerca in rete.

Un altro cartello, accompagnato dal brand Wikipedia, spiega che è possibile portarsela a casa tutta la “libera enciclopedia”. Cioè se ci si procura una chiavetta usb, in negozio si potranno scaricare i materiali di ricerca. Il vantaggio in questo caso è pagare device e accesso alla rete solo per quanto necessario.

Ma com’è la situazione della rete in Africa?

Negli ultimi 15 anni in fatto di comunicazioni l’Africa ha fatto un grande balzo in avanti, grazie alla telefonia mobile. I cellulari sono arrivati ovunque, risolvendo il difficile problema di portare le linee fisse nelle campagne e nei piccoli centri.

La telefonia mobile ha connesso tutti.

Ad esempio in Senegal, spiega un rapporto Ispi del 2013, i piccoli pescatori indipendenti la utilizzavano per conoscere in tempo reale in quale porto convenisse sbarcare il pescato.

Anche l’espansione di internet ha fatto progressi, restando però ancora limitata.

L’obiettivo ora è quello di far arrivare internet non solo nelle città ma anche nelle zone rurali.

Un interesse che coinvolge il web made in Usa, oltre alla Cina, giganti che osservano con interesse il mercato della rete in Africa. Al momento ci sono 500 milioni di persone che utilizzano i cellulari e che potrebbero, grazie agli smartphone, avere accesso alla rete.

Google e Facebook sono già presenti in Africa, il continente più giovane del pianeta, dove il 60 per cento della popolazione è sotto i 35 anni.

E, per il momento, Facebook è più presente di Google.

Per i detrattori però Facebook fornisce ricerche “a imbuto”, impedendo agli utenti di accedere alla concorrenza.

Facebook, infatti, adeguandosi alla situazione in Africa, soprattutto nelle zone rurali, ha reso possibile la navigazione con smartphone con il più basso consumo di dati possibile.

Quanto a Google scrive Luca Mainoldi in un saggio su Limes dedicato alla rete in Africa, “afferma di essere politicamente neutrale ma di fatto si comporta come un forte attivista. Ad esempio si è associato all’Onu e a diverse ong nell’attuare il progetto di George Clooney per sorvegliare con i satelliti la frontiera tra Sud Sudan e Sudan, per denunciare crimini di guerra”.

La rete dunque non è neutrale. “Digitalizzazione dell’Africa” significa raggiungere le giovani generazioni che ambiscono all’accesso in rete. Ma la sfida, ancora in corso, è quella di avviare uno sviluppo digitale non più rimandabile, tenendo d’occhio le implicazioni sociali e politiche che anche la rete, come ogni altro mezzo, comporta. 

 

 

 

 

 

 

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