In Eritrea il riciclo è un’arte, cominciando dalla carta

In Eritrea il riciclo è un’arte.

In Eritrea il riciclo è un’arte, nella foto alcune plastic zembil
Se entrate in un negozio, capita, anche nella capitale Asmara, che quanto acquistato sia avvolto nella carta di giornale.
Un’abitudine naturale in un paese dove niente si butta e il riciclo è un’arte.
Per il metallo esiste addirittura un quartiere, Medeber. Qui, all’interno del vecchio caravanserraglio, ci sono tante officine che lavorano il ferro.
Non solo quello nuovo. Ogni tipo di metallo vecchio riprende vita e forma nell’arte del riciclo. Un centro assistenza multimarca a cielo aperto che interviene e aggiusta qualsiasi componente sia rotta.
Provare per credere, come diceva una vecchia pubblicità. A me è successo con la vite di un occhiale. Rotta è stata rimessa a posto in un attimo, tempo di forgiarla.
Se da un lato si crea, dall’altro alcune materie difficili da smaltire, come la plastica, si usano con attenzione. Niente sacchetti. Molto diffuse, invece, le borse di cotone o le ceste intrecciate con fili di palma dum.
Da gennaio 2005 i sacchetti di plastica sono banditi per legge.
L’Eritrea, in Africa, è stato il primo paese a combattere l’inquinamento provocato dalla plastica. Una lotta per evitare che i sacchetti intasassero grondaie e canali di scolo, provocando allagamenti. Ma anche per salvare gli animali da allevamento, da cortile e naturalmente i pesci del Mar Rosso.
A distanza di anni l’obiettivo plastic free è raggiunto. L’attenzione per l’ambiente è condiviso con un attento rispetto della legge.
Certo l’uso della plastica in alcuni casi resta. Per esempio per le bottiglie che contengono l’acqua minerale naturale, “plastic water”, appunto.
Comunque anche la plastica si ricicla. E a volte prende forme “creative”, per esempio diventando una borsa della spesa.
Tradizionalmente realizzate con lunghi e robusti fili di palma, oggi le zembil, questo il nome delle borse per la spesa, sono anche in plastica.
Plastic zembil appunto. Belle e resistenti sporte a due manici le plastic zembil sono fatte accostando, come fossero fili di cotone, lunghi nastri di plastica colorata.
Una diversa dall’altra per colore e disegno queste borse prodotte da cooperative di donne, nascondono al proprio interno la scritta originaria della platica utilizzata.
Quasi una certificazione ecofriendly.  
L’abitudine di chi va al mercato è quella di avere con sé una borsa di cotone o una zembil dove mettere la spesa.
Ecco perché non c’è da stupirsi se, per incartare frutta, verdura o altri oggetti, si usa carta riciclata e non plastica.
Del resto proprio il riciclo della carta è ormai una scelta virtuosa essenziale per l’ambiente. Se si pensa che il 35 per cento degli alberi è abbattuto per ricavarne cellulosa per la produzione di carta, è evidente che, oltre a piantarne nuovi è necessario salvaguardare quelli esistenti. E il riciclo di una tonnellata di carta permette il risparmio di una tonnellata di legno.
Inoltre in questo modo si risparmiano energia elettrica ed acqua, riducendo, secondo stime dell’agenzia americana EPA, Environmental Protection Agency, l’inquinamento idrico e atmosferico.
Un tempo l’insulto per un giornale era, “buono per avvolgerci il pesce”. Oggi in questo modo si salva l’ambiente. E la stampa dovrebbe esserne felice.

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