Euridice e la città meccanica, l’Eritrea nel romanzo di Mauro Moruzzi

Euridice e la città meccanica, Asmara la Fiat Tagliero, emblema Futurista ©Gianfredi Pietrantoni 

Euridice e la città meccanica, l’Eritrea nel romanzo di Mauro Moruzzi

Per visitare un paese che non si conosce, di solito, è utile acquistare una guida. Nel caso dell’Eritrea invece è meglio farsi “guidare” da un buon romanzo, come “Euridice e la città meccanica”.

 Finora le guide occidentali avevano dimenticato l’Eritrea, paese non in guerra, ma neanche in pace. Una “Corea del Nord africana”, isolata. Così nel 2010 la descriveva la Lonley Planet.

Ora, dopo la pace firmata ad Asmara tra Eritrea ed Etiopia, le cose sono cambiate. Per questo motivo National Geographic Traveler ha inserito l’Eritrea al dodicesimo posto tra le 19 mete più cool.

E anche Lonley Planet ha modificato il suo giudizio. Il paese si è aperto al mondo non è più solo la meta di “viaggiatori temerari e mercenari”.  

Tuttavia, meglio delle guide, per cogliere l’atmosfera dei luoghi eritrei, si possono seguire i passi di Euridice, che cammina per Asmara, la città meccanica.

Euridice e la città meccanica, Bonomo Editore, 2018.
Mauro Moruzzi, vive a Bologna. Sociologo,  ha lavorato per il Comune, docente universitario e inventore del CUP, sistema elettronico di accesso alla sanità, ha scritto in Eritrea il suo primo romanzo.

Nel romanzo luoghi e persone si intrecciano in una storia avvincente. Amore e paura, passato e presente sono legati in una trama dove non mancano colpi di scena e fantasmi.

Protagonista, oltre ai personaggi in carne ed ossa, la bicicletta.

Mezzo portato dagli italiani durante il colonialismo, la bicicletta era vietata agli eritrei. Oggi invece è usatissima in tutto il Paese.

“Ho utilizzato molto la bicicletta per scrivere il mio libro”, dice Mauro Moruzzi durante la presentazione organizzata a Bologna dall’Associazione donne eritree.  “Così”, prosegue, “una mattina sono sceso da Asmara a Massawa, facendo tappe per ritrovare i luoghi della storia. La bicicletta è diventata protagonista di un viaggio nel tempo”.

Per questo il protagonista percorre in bicicletta,  grazie al suo autore, una delle strade più belle ma anche pericolose al mondo. Non a caso si ferma per lasciare un obolo alla signora che veglia l’altarino dei Santi protettori del viaggiatore.

In sella a una bici virtuale, pagina dopo pagina, anche il lettore può visitare l’Eritrea, cominciando da Asmara.  

Dai suoi bei palazzi ocra, azzurri, verdini, con il loro stile inconfondibile, ora patrimonio Unesco.

Un modernismo che, come scritto nel Manifesto Futurista faceva dell’Italia “con i suoi municipi, il centro mondiale della Città Meccanica”.

E così è Asmara dove l’aerea stazione di servizio Fiat Tagliero, ali in cemento pronte da sempre al volo, è emblema del Moderno, del futuro.

Camminando per le vie si incontrano bar, caffè, negozi che hanno mantenuto nomi e insegne italiane. Bar Diana, Caffè Rosina, Bar Vittoria.  Arrivando al più decentrato Bar Crispi, luogo ricco di cimeli Decò. Qui si bevono caffè, cappuccini, macchiati, ma anche un buon chai, il tipico tè speziato.

Poi il giro prosegue per negozi. Gianni e Gina parrucchieri, la macelleria Gola, la ferramenta, le panetterie, i mini market, le officine dove un tempo si riparavano le macchine.

Infine, percorrendo le strade del centro, si arriva alla zona “europea”, quella dei villini. Qui abitavano gli italiani grazie al piano regolatore della città voluto dal governatore Giuseppe Salvago Raggi.

Ancora oggi vi abitano molti occidentali che lavorano ad Asmara. Come Giovanna, una dei personaggi del romanzo, che ospita il protagonista nella sua villetta con giardino.

Poi vi sono gli uffici, la Posta, il Teatro, le banche, la torre littoria del Municipio.  Infine i cinema, Roma, Odeon, Impero. Nomi che rimandano al passato coloniale.

Non così per le vie che hanno seguito la storia del paese, cambiando nome più volte. Oggi hanno i nomi dell’indipendenza, Harnet Avenue, Nakfa, Afabet.

Un nome italiano, però, è rimasto, Godenà Bologna. Non un lascito coloniale ma il ringraziamento eritreo alla città italiana che più di altre ha accolto e ospitato la lotta per l’indipendenza. Negli anni Settanta Bologna dava agli eritrei gli spazi per organizzare i festival. E per questo è rimasta nei loro cuori.

Girando ancora per la città il protagonista conduce il lettore nelle zone del mercato vecchio, quello del pesce, delle granaglie, delle stoffe. Poi alla Moschea grande, dove per entrare, per il turista, ci vorrebbe un permesso. Quindi alla Sinagoga, alla Cattedrale e alla chiesa di Enda Mariam. Perché anche i molti luoghi di culto, vicini tra loro, sono parte della vita della città, della sua gente, della tolleranza religiosa. 

Intanto la trama del romanzo scorre veloce.  

Il protagonista è un uomo che cerca il proprio passato. E l’occasione per ritrovarlo gli arriva dal lavoro. È un antropologo e, per un anno, condurrà una ricerca sui ritrovamenti di Homo erectus a Buia, in Dancalia. Seguendo i lavori dei colleghi dell’Università di Roma.

Il vero motivo del suo viaggio, però, è trovare notizie sul padre. Un uomo che negli anni Sessanta abbandona la famiglia per aprire, con un amico, un’officina meccanica ad Asmara.

Scrive qualche lettera, poi tutto s’interrompe. Fa perdere le proprie tracce, forse diventa, come dicono qui, un insabbiato. Per scoprirlo il protagonista è adesso in Eritrea.

Nel frattempo, però, la sua vita è quella della comunità internazionale. Molte le amiche donne, amanti e compagne che lavorano in città, per le istituzioni, le ambasciate o per la Scuola Italiana. Con loro condivide la casa, le cene, gli intrighi, le gite.

Una di queste gite è in treno. Partenza dalla vecchia stazione di Asmara, direzione Arba Robà. Un tragitto a/r per turisti. Si sale su un’unica carrozza verde scuro agganciata alla locomotiva. Poi durante il percorso, tra una galleria e l’altra, si beve il caffè, quello tradizionale preparato da una giovane donna eritrea.

Quindi si rientra in città. 

Per poi scendere nuovamente verso la costa, non in treno però, che fin là non arriva più. Per raggiungere Massawa, città portuale sul Mar Rosso, si passa per Ghinda, “piccolo paradiso in una verdissima vallata circondata da montagne desertiche”. Qui la tappa è il ristorante Red Sea, “per mangiare uova fritte con pomodori e buon tè”.

Massawa affascina, nonostante i bombardamenti etiopici l’abbiano stravolta. Ci sono ancora i vecchi alberghi costruiti dagli italiani, le case con mashrabiyye lignee per riparale dal caldo e dal sole.

“Una delle esperienze più belle che si possono fare in Eritrea” dice Moruzzi, “è girare per Massawa di notte, soprattutto quando, prima delle feste, i negozi sono tutti aperti e le luci accese”.

Poi, andando verso Adulis, si incontra la storia più antica dell’Eritrea. Il porto dove passavano le merci dirette verso Oriente. Una città seppellita dalla sabbia, riportata in vita, poco alla volta, dalla missione archeologica italo-eritrea iniziata nel 2010.

Qui il protagonista incontra una maga che gli rivela molte cose sul suo futuro.

“La maga”, spiega l’autore, “è una donna vera, che ho incontrato ad Adulis, ma che di solito vive in Italia”.  

Sulla costa entrano in gioco altri personaggi. Luam, Maryam e, soprattutto, la giovane Euridice. Bella, alta, un corpo atletico. Trent’anni, eppure sembra una ragazzina.

“Euridice è una militare dell’esercito eritreo”, spiega Moruzzi.

“il suo personaggio” continua, “si ispira a quello di una donna che ho conosciuto. Lei rappresenta la forza delle donne eritree, il loro ruolo importante nella storia di liberazione del paese”.

Euridice abita ad Asmara, a palazzo Falletta, residenza borghese dei coloni italiani che ha mantenuto segni dell’antico passato.  Arredi primi Novecento e, proprio nella stanza di Euridice, un bel lampadario color zaffiro, in prezioso vetro di Murano.

Non mancano momenti di paura.

“La paura è un elemento del romanzo perché il protagonista sta facendo i conti con le proprie paure e il mistero di una persona che non c’è più”, dice Moruzzi.

La storia passata trova posto negli avvenimenti del presente. 

La camminata per raggiungere il Forte serve al protagonista per ritrovare i luoghi della sconfitta di Dogali.

La morte dei 500 soldati della colonna guidata dal colonnello Tommaso De Cristoforis.

Così anche la visita al cimitero italiano di Keren è il momento per ricordare la strenua resistenza di ascari e italiani contro gli inglesi, nel 1941, alla vigilia della resa.

A Keren il protagonista va con Euridice che lo porta al mercato, lungo il greto del fiume, e nelle vecchie botteghe dei gioiellieri.

“Keren” dice Moruzzi “racconta un’Italia valorosa fatti di soldati italiani ed eritrei ma nel romanzo è anche un capitolo d’amore”.

Il percorso del romanzo continua verso le ambe, le alte montagne eritree, arrivando a Koaito, dove la terra custodisce impronte del passato. In una grotta sotterranea ci sono incisioni rupestri, forse del neolitico. In superficie invece una stele segna, così si dice, il passaggio della regina di Saba.

Un mondo perduto finora rimasto inaccessibile perché vicino alla zona di confine con l’Etiopia.

Ma cos’è successo a Euridice dopo Keren? “Scomparve, come si spegne una candela” per citare Cesare Pavese. Dunque non resta che seguirla ancora, tornando nella Città Meccanica. 

 

Marilena Dolce

@EritreaLive

 

 

 

Comments

  • Alessandro
    Aprile 3, 2019

    Sono attrato dai paesi del Corno d’Africa, e grazie a questo articolo, per la prima volta, ho sognato e pensato di recarmici, in particolare nelle città eritree.

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