Eritrea, pomodori, cipolle, acqua minerale al mercato

Eritrea, problemi al mercato per pomodori, cipolle e acqua minerale.

Asmara, mercato di frutta e verdura
In Eritrea il mercato è sempre ricco di pomodori, cipolla e anche di bottiglie di acqua minerale, “plastic water”, quella naturale oppure con gas.
Qualche mese fa però da Asmara è arrivata la notizia che non si trovavano più in commercio bottiglie o “boccioni”, come sono chiamati i contenitori grandi di acqua minerale. A tal proposito, in Italia c’è stata addirittura un’interpellanza parlamentare per chiedere la tutela sanitaria degli italiani che vivono e lavorano in Eritrea.
L’Eritrea” si legge nel testo, “tra i Paesi ospitanti gli istituti italiani onnicomprensivi, rientra nel novero dei Paesi definiti ad alto rischio e disagio.  Da informazioni pervenute a familiari di docenti attualmente in servizio presso la scuola italiana di Asmara, si denuncia la totale assenza di acqua potabile. Tale circostanza emergenziale si è determinata a seguito della chiusura, a quanto risulta all’interrogante, senza alcun preavviso, dello stabilimento destinato alla depurazione, potabilizzazione e distribuzione dell’acqua.
“A seguito di tale evento”, continua l’interpellanza “si sono determinati per i nostri connazionali non solo gravissimi rischi sul piano della salute, ma anche conseguenze sotto il più generale profilo igienico-sanitario”.
In realtà il problema non era “l’acqua potabile”, ma l’acqua minerale. Inoltre gli insegnanti avrebbero dovuto spiegare ai loro congiunti il reale motivo della chiusura delle aziende che imbottigliano, altrimenti la decisione avrebbe potuto sembrare una congiura contro il benessere collettivo.
Invece è il contrario. Dicono gli eritrei che capitava spesso che l’acqua minerale contenuta nei boccioni avesse uno strano sapore. Molti hanno segnalato la cosa, così sono state fatte analisi che hanno rivelato una situazione anomala. Alcune delle aziende addette all’imbottigliamento dell’acqua minerale, aggiungevano a quella depurata, acqua del rubinetto. Per questo è stato deciso che dovessero chiudere, per poi mettersi in regola e commercializzare in modo corretto l’acqua minerale.
Da inizio 2018, infatti, la distribuzione dell’acqua, oltre alle normali bottiglie, ha visto l’arrivo sui banchi dei negozi di contenitori da 10 litri. Questi “boccioni” hanno un prezzo molto conveniente. Si comprano vuoti per 100 Nakfa, poi si fanno riempire di acqua minerale, che costa 1 Nakfa al litro.  Un’operazione che in negozio varia da 17 a 20 Nakfa mentre in fabbrica, per esempio in quella di GhezzaBanda costa solo 10 Nakfa. Ogni volta che serve acqua, quindi si fa riempire il boccione, in negozio o direttamente in fabbrica.
Il problema però è che l’imbottigliamento dev’essere fatto in modo corretto. La questione acqua perciò non nasceva dalla mancanza in assoluto, ma dall’assenza dal mercato dei boccioni di acqua minerale. L’acqua minerale in bottiglia c’era, però più cara perché importata dall’Etiopia. Certo una seccatura, ma niente a che vedere con l’emergenza sanitaria raccontata dagli insegnanti italiani ai parenti.
Un forte disagio anche per gli eritrei.
Molti di loro, per ovviare al problema e garantire la sicurezza dell’acqua, la facevano bollire.
Un insegnante della scuola italiana, commentando la chiusura delle aziende che imbottigliano, ribadisce che si era trattato di una seccatura, niente di più. “In alcune cose l’Eritrea è diversa”, aggiunge, “altrove avrebbero dato una multa salatissima senza chiusure, facendo continuare il servizio”. “Tuttavia”, conclude “non è una situazione che ha messo in pericolo la salute. “Invece di bere acqua”, dice ridendo, “abbiamo bevuto coca cola, che tanto male non è”.
Eppure la notizia arrivata in Italia era allarmistica.
Se gli insegnati italiani, adeguatamente pagati per lavorare in una “sede disagiata”, avessero comprato l’acqua minerale d’importazione, spendendo un po’ di più, la notizia neppure ci sarebbe stata.
Ora invece accade che, tornata l’acqua, manchino dal mercato pomodori e cipolle, come mai? Prima che un’interpellanza parlamentare ne chieda il motivo e si apra la “questione pomodori”, ci siamo informati.
Nelle scorse settimane pomodori e cipolle sono effettivamente spariti dai mercati a causa di un braccio di ferro tra coltivatori e commercianti. Per i contadini vendere i pomodori era diventato impossibile, perché il prezzo bassissimo fissato all’ingrosso li stava strangolando.
Vicende queste che anche l’Italia e l’Europa conoscono bene.
Si pagano poco i contadini per poi vendere al consumatore frutta e verdura a prezzi molto alti.
In questo caso il governo eritreo ha accolto la lamentela dei contadini, mettendo alle strette i commercianti e calmierando i prezzi. Si è stabilito che i commercianti avrebbero dovuto pagare ai contadini i pomodori 18 Nakfa al chilo, per rivederli a 20.
Per un po’ i pomodori sono spariti dal mercato normale, riapparendo in quello nero, spesso bordo città. Sottobanco si vendevano a 35-40 Nakfa al chilo.
Poi, pian piano, la trattiva governo-commercianti è proseguita positivamente, riportando sui banchi cipolle e pomodori con un prezzo libero ma più conveniente per i produttori.
La vicenda è stata seguita con attenzione dalla gente, sia perché pomodori e cipolle sono alla base della cucina eritrea, sia perché le persone si sono schierate dalla parte dei contadini, considerando la loro una giusta causa.

1 Commento

  1. Uno dei “soliti” insegnanti, si è lamentato con il gestore dell’alimentare perché non aveva disponibili le mele. In vendita c’erano solo banane, arance, mandarini, papaie, manghi, annoni e dell’altro.

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