Eritrea, lezione di telaio alla scuola italiana di Asmara

Eritrea, lezione di telaio alla scuola italiana di Asmara

Asmara, lezione di telaio. Un momento durante la dimostrazione ai ragazzi del suo utilizzo

Il primo sabato di febbraio gli studenti della scuola italiana di Asmara hanno partecipato a una lezione straordinaria. Tema, l’utilizzo del telaio tradizionale. A raccontarne la storia dimostrandone il funzionamento, Nadia Biasiolo e Letterhidan Berhe.

Ancora oggi in Eritrea futa, nezelah, zuria ma anche sciarpe e pashmine sono tessute con telai tradizionali, quasi sempre in legno.

Il filato più utilizzato è il cotone.

Negli anni Settanta, Roberto Barattolo avvia alla periferia di Asmara un cotonificio. Poi amplia le piantagioni di cotone ad Alghidir, vicino a Tessenei, quasi al confine con il Sudan, per procurarsi la materia prima.

Purtroppo la lunga guerra per l’indipendenza (1961-1991) desertificando sempre più le aree dove già la pioggia scarseggia,  rende adesso molto difficile riprendere quelle coltivazioni.

Già nel 1984, dopo la riconquista di Tessenei da parte del Fple Fronte Popolare di Liberazione Eritreo, i guerriglieri che si stabilizzano ad Alghidir, accanto alla piantagione cercano di recuperare possibili coltivazioni. La lunga occupazione etiopica rende però impossibile coltivare cotone ma anche cereali e frutta.

Il telaio, invece, subito dopo l’indipendenza,  e ancor più dopo il conflitto con l’Etiopia terminato nel 2002, diventa un mezzo per le donne per avere un lavoro.

Il governo aiuta chi è diventata l’unico sostegno della famiglia, chi ha perso il marito a imparare un mestiere e a lavorare al telaio. Si frequentano corsi, nascono cooperative. Ed è in quegli  anni, nel 1998, che anche Nadia Biasiolo adibisce a laboratorio di tessitura una parte della sua casa di Asmara.

Anche lei crea lavoro. Molte donne, nelle proprie case o in laboratorio, iniziano a tessere. Lei stessa ha deciso di avviare la tessitura in Eritrea dopo aver frequentato a Roma un corso apposito, presso la scuola d’Arte.

E ai ragazzi della scuola italiana si spiegano i motivi per cui la tessitura è un’arte.

Per capirlo è necessario partire dal batuffolo bianco del fiore di cotone. È da qui che, lavorando con il fuso, si ottiene il filo che però non avrà uno spessore uniforme, come fosse lavorato con un telaio meccanico. È questo il suo pregio. Poi il filato è inserito sui due licci che sono la parte del telaio che serve a creare l’ordito. Quindi passati nella navetta, pezzo antico che non esiste più nei moderni telai. Ed è proprio la navetta che intreccia i fili, costruendo infine la trama del tessuto.

A questo punto interviene ancora l’artigianato tradizionale. Nessun prodotto chimico, piuttosto acqua e sale in cui si sciolgono pigmenti naturali.

Dunque per creare al telaio i tessuti i passaggi sono cardatura, filatura e tessitura. Poi tintura.

Infine lavaggio, stiraggio e etichettatura, perché sia certificata l’unicità del capo fatto a mano, made in Eritrea.

In tempi di plastic free anche i bottoni, se necessari, non saranno di plastica. In Eritrea per tradizione i bottoni sono fatti utilizzando il seme di akat, una pianta locale che i bimbi usano anche per giocare, come trottole.

Un tempo, scrive la Guida del Touring Club del 1922, sull’isola Verde si trovavano molluschi con una conchiglia in madreperla usata proprio per fare preziosi bottoni.

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