Eritrea, insegnanti italiani in quarantena ad Asmara

Asmara, il cortile della scuola dove insegnano i docenti ora in quarantena

Eritrea, insegnanti italiani in quarantena ad Asmara. Parlano preside e delegata sindacale.

I giornali italiani di lunedì scorso riportano moltissime notizie sul coronavirus, COVID-19. Tra queste quella degli insegnanti italiani in quarantena da sabato ad Asmara per prevenire una possibile diffusione di coronavirus.

 In effetti dal 27 febbraio, sul sito del Ministero degli Affari Esteri italiano, alla pagina Viaggiare Sicuri  si legge che l’Eritrea è tra i paesi che hanno adottato misure di prevenzione rispetto al diffondersi del coronavirus.

Andando ancora più indietro, il 18 febbraio, il sito del Ministero dell’Informazione eritreo pubblica la notizia che un gruppo di ragazzi eritrei, a Wuhan per studio, è in quarantena ma sta bene. I giovani sono in contatto con la loro ambasciata ma non rientrano in Eritrea. Sono in isolamento e seguono le indicazioni del governo cinese per la loro e l’altrui sicurezza.

È ormai da più di 50 giorni che seguiamo storia e aggiornamenti sul coronavirus, arrivato anche in Italia. La situazione è grave. Notizia di poco fa, restano chiuse in tutta Italia fino a metà marzo, scuole e università. Ormai anche le zone rosse non bastano più, l’emergenza è ovunque.

Unico dato confortante, al momento, è quello che il coronavirus arrivato dalla Cina in Italia sembra non essersi diffuso in Africa. Non è chiaro il motivo. Forse, dicono alcuni, a non farlo sviluppare è il clima più caldo.

Prevenzione, contenimento, restrizione. Queste sono le misure adottate da tutti i Paesi del mondo verso quelli più contagiati, Cina, Corea del Sud, Iran e Italia. Non tutti i Paesi vietano l’ingresso a chi proviene da queste aree. Però ciascuno si protegge dall’area di contagio a lui più vicina.

Nel caso dell’Eritrea fonti interne dicono che il Ministero della Sanità ha incontrato rappresentanti dell’Ambasciata Italiana per informarli sulle decisioni prese. Una riunione avvenuta prima di pubblicare le disposizioni.

Asmara il 27 febbraio decide, infatti, in via cautelare, una quarantena di 14 giorni per tutti coloro che arrivano nella capitale provenendo da zone a rischio. Una quarantena da trascorrere in una struttura alla periferia, il Villaggio Community Hospital. Un  ospedale  relativamente nuovo costruito anni fa per l’isolamento dei possibili casi di ebola. Poi non è stato più usato. Quindi è riaperto  e risistemato ora, per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

Ricordiamo intanto alcuni numeri italiani sull’epidemia. Casi di coronavirus al momento, 2.036. Cinquantadue morti, 149 i guariti. Attualmente sono positivi 1.835 persone.

La Lombardia, regione italiana tra le più ricche, è anche la più colpita. L’assessore al welfare Giulio Gallera ha dichiarato che gli ospedali sono prossimi al collasso. Da oggi aprirà anche l’ospedale militare di Baggio. Un’ala della vecchia struttura è stata sistemata a tempo record, con undici stanze da due, tre, quattro letti. È stato anche chiesto che in supporto arrivino medici militari. Insomma, per chi se lo stesse ancora chiedendo, è emergenza.

Ovunque si cerca di arginare, prevenire e, nel caso di contagio monitorare chi ha contratto un virus ancora da studiare. Per il momento senza cure.

Nel mondo ce ne sono 90 mila casi. Più di tremila  i morti.

L’Unione Europea ha formato una commissione, il Corona Response Team proprio perché l’allerta da moderata è diventata alta. “Ciò significa che il virus sta continuando a diffondersi”, ha detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

In Italia intanto, sul tema coronavirus, arriva dalle agenzie, ripresa da molte testate nazionali, la notizia che un gruppo di insegnanti italiani, rientrati dall’Italia ad Asmara è stata messa in quarantena.

A denunciare la situazione della quarantena alla stampa italiana  è Rossana Di Bianco, insegnante di educazione fisica e rappresentante sindacale.

“Sabato mattina” dice la professoressa che si trova ad Asmara,  “su un aereo proveniente dall’Italia c’erano sei docenti. Tra loro anche la preside. Tutti di ritorno da una settimana di vacanza in Italia. Nessuno proveniente dalle zone rosse del nostro Paese. Secondo quanto stabilito dalle autorità eritree dal 29 febbraio, i connazionali sono stati bloccati appena scesi dall’aereo e trasportati in ambulanza in un presidio sanitario fuori dalla città per effettuare la quarantena. Una quarantena ben lontana dagli standard occidentali”.

La richiesta della professoressa Di Bianco quindi è che il governo italiano intervenga, limitando di fatto i provvedimenti del Ministero della Sanità eritreo, per garantire “una quarantena che non abbia impatto sulla dignità e sui diritti fondamentali dei nostri connazionali”.

“Un governo con un minimo di autorevolezza” dichiara la rappresentante Uil, “avrebbe potuto ottenere per i nostri connazionali una quarantena domiciliare”, poiché tutti hanno casa ad Asmara. Per non farli stare in una struttura “fatiscente”, “senza internet”, “con camere a tre letti e un solo bagno, acqua potabile razionata e in una situazione di promiscuità con cittadini provenienti da altri paesi”.

 “Inoltre” aggiunge la Di Bianco,  a “nessuno di loro è stato fatto il tampone”.

Conclusione, secondo la professoressa gli insegnanti di Asmara stanno scontando una quarantena lesiva della dignità e dei loro fondamentali diritti. Ambasciata Italiana di Asmara, Mae e Miur non avrebbero fatto abbastanza.

Il Mae si sarebbe limitato a consigliare agli insegnati di non rientrare ad Asmara prendendosi un periodo di congedo per continuare, a proprie spese, le vacanze in Italia.

Gli italiani in questo momento non sono gli unici in quarantena ad Asmara. Venerdì è arrivato anche un gruppo di cinesi, condotto a sua volta dall’aeroporto alla struttura ospedaliera.

Fonti di Asmara confermano che l’Ambasciata Italiana è stata messa a conoscenza da parte del Ministero della Sanità eritreo prima dell’emanazione della disposizione di quarantena per chi arriva da zone a rischio, come l’Italia.

In questo difficile e sconsigliato momento per fare spostamenti il motivo del viaggio degli insegnanti italiani è stato quello di utilizzare la settimana di vacanza stabilita ad inizio anno dal calendari scolastico. Quando ancora il coronavirus non era apparso a nessuna latitudine.

Oggi però sulla situazione della quarantena ad Asmara sono arrivate confortanti precisazioni rilasciate della preside della scuola italiana all’agenzia Askanews. La preside ha detto che sapevano della quarantena. “Il nostro rientro in Eritrea”, ha precisato “è avvenuto per riprendere servizio e lo abbiamo fatto consapevoli, in quanto informati dal Ministero degli Affari Esteri che la quarantena era in vigore al fine di tutelare la salute pubblica del Paese”.

Quanto alla struttura in cui si trovano spiega la preside,  confermando che è quella alla periferia di Asmara, ha “camere sufficientemente pulite ma con servizi igienici carenti, come diffusamente in città”.

Non mancano invece corrente elettrica né acqua. Non c’è internet, ma sono contattabili via telefono.

Inoltre “il personale equipaggiato con maschere, guanti e tute è cordiale, accogliente, disponibile. Veniamo trattati con gentilezza e rispetto. I pasti sono abbondanti e regolari. Siamo contattabili sui numeri di cellulari eritrei in ogni momento e da chiunque lo desideri”.

“L’Ambasciatore d’Italia in Eritrea e tutto il personale diplomatico” conclude, “si è messo a nostra completa disposizione soddisfacendo tutte le nostre richieste nonché venendo personalmente in visita. Benché godiamo tutti noi di ottima salute comprendiamo e condividiamo la necessità di tutelare quella pubblica. Ringraziamo le Istituzioni eritree e la nostra Ambasciata che stanno facendo tutto quanto nelle loro possibilità per rendere la nostra permanenza più confortevole possibile”.

Sembra quindi, polemiche a parte, che dignità, diritto alla salute, rispetto e cortesia , che non guasta, siano garantiti ad Asmara anche in situazioni d’emergenza.

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