Eritrea i beles (fichi d’india) che maturano e quelli che ritornano

Eritrea, i beles, fichi d’india, che maturano e quelli che ritornano a casa.

Eritrea beles fichi d'india
Eritrea, vendita di beles, fichi d’india
È iniziata ora la stagione dei beles, dei fichi d’india che maturano in questo periodo con l’arrivo dell’estate.
Ma come sono arrivate in Eritrea queste piante?
Dicono che siano giunte insieme ai siciliani, durante il primo periodo di colonizzazione italiana.
E può essere. In quegli anni, infatti, sono moltissimi i siciliani che cercano lavoro e fortuna in Eritrea. Tanto che “siciliani” diventa il nome con cui gli eritrei chiamano gli italiani, da qualsiasi regione provengano.
Durante la prima colonizzazione, quella definita liberale, cioè precedente al fascismo, dall’Italia arrivano in Eritrea molti giovani. Un’emigrazione al contrario rispetto a quella di oggi, composta non solo da militari, ma anche da “migranti economici”.
Persone in cerca di lavoro, pronte a fare nella colonia quanto sapevano o quanto sognavano. Pronti a iniziare nuove attività commerciali, ad aprire negozi e officine. Un passaggio di cui l’Eritrea ha mantenuto i segni nei vecchi nomi, nelle parole tecniche e persino nei modi di dire.
Spesso i civili sono raggiunti da mogli e fidanzate italiane.  Così, a poco poco, nelle città si formano nuclei familiari che riprendono e ricalcano le abitudini della propria regione. Oltre alle usanze, gli italiani portano in Eritrea la cucina. Aprono ristoranti e negli orti piantano alberelli e coltivano verdura che già conoscono.
Non è difficile immaginare perciò che qualcuno sia arrivato carico di germogli. Portando piante resistenti al caldo. Per esempio quelle i cui frutti sono da sempre sulle bancarelle dei mercati delle città italiane. Così arrivano in Eritrea angurie, meloni e fichi d’india.
E una volta giunti in Eritrea i fichi d’india si trovano bene, crescendo senza bisogno di troppe cure. Il sole e il terreno sono quelli giusti. Molte zone, come quelle intorno a Ghinda, si ricoprono di fichi d’india che, dopo le piogge autunnali, danno il loro carico di frutti maturi.
Anche sull’altopiano, poco fuori Asmara, dove un tempo c’era la stazione di Arbarobà, la montagna è fittamente ricoperta di fichi d’india.
Un frutto spinoso amato anche dalle scimmie e dai babbuini che li prendono senza pungersi, per poi aprirli e mangiarli.
A fine estate carovane di cammelli trasportano sacchi enormi di beles verso Asmara. Già adesso lungo i bordi delle strade che salgono dalla costa verso la capitale, ci sono ragazzini che vendono i primi beles raccolti. E, per qualche Nakfa extra, li liberano dalle spine con maestria e velocità.
Beles, beles, beles è il richiamo di questo periodo dell’anno. Un rito che inizia con la raccolta dei frutti colorati e dolci.
Per prenderli senza pungersi si usa un lungo bastone con all’estremità un piccolo contenitore.
Eritrea raccolta di beles
Eritrea, un ragazzo raccoglie i beles
Un po’ come quello che un tempo si usava nelle campagne italiane per raccogliere le ciliegie. Quando ancora gli alberi di ciliegio erano boschivi e molto alti. Così per raggiungere il maggior numero di frutti si usava un bastone che terminava con un retino.  Ora penso non serva più perché gli alberi da frutto sono mantenuti volutamente bassi e larghi. Non è perciò necessario ingegnarsi per la raccolta.
Il raccolto di beles una volta messi nelle ceste raggiunge i mercati. Al pubblico sono offerti impilati artisticamente uno sull’altro, in bella mostra e a piccoli gruppi, perché non ne vada perso nessuno.
Durante le visite di Stato in Eritrea del premier etiopico Abiy Ahmed, sono entrate nella storia, oltre alle foto con il presidente Isaias Afwerki, per la firma della pace tra i due paesi, quelle con i beles.
Punto di ristoro con i beles per il premier Abiy Ahmed e il presidente Isaias Afwerki
Beles, punto di ristoro lungo la strada per il premier Abiy Ahmed e il presidente Isaias Afwerki
Infatti sia l’anno scorso sia durante la visita di qualche settimane fa, il primo ministro e la sua delegazione si sono fermati durante i loro spostamenti in macchina, per gustare i beles bordo strada.  Certo un “punto di ristoro” buono ma meno canonico degli autogrill…
I beles però non sono solo frutti. O perlomeno i frutti sono diventati talmente parte della vita eritrea da aver dato il nome ai giovani che rientrano per le vacanze. I beles appunto. Ragazzi (e sono molti) che vivono all’estero e approfittano delle vacanze estive per tornare nel loro paese.
I coetanei li chiamano, scherzosamente, beles perché arrivano con la puntualità dei frutti, e nella stessa stagione. Stanno lì un poco e poi ripartono.
Impossibile non riconoscerli. Sono vestiti all’europea, hanno smartphone  e tablet ultimo modello. Però, va detto a loro onore, non dimenticano parenti e amici. Le loro valige sono sempre piene di doni. Insomma sono proprio simili ai beles: belli, profumati e buoni. E come loro arrivano tutti gli anni nella stagione delle piogge estive.

2 Commenti

  1. Carissima signora Marilena Dolce, leggo sempre i suoi articoli e mi piacciono molto. Oltre a darci informazioni di attualità avverto che lei scrive proprio col cuore. Perciò, la ringrazio per l’affetto che porta per l’Eritrea. Vorrei esprimere un mio pensiero a proposito dei “beles”. Quando si pensa che forse sono stati i siciliani a portali in Eritrea, considerando che i paesi affacciati al mare mediterraneo non ne fossero così forniti, non potrebbe essere il contrario? Cioè che i siciliani li abbiano portati in Sicilia proprio dalla loro colonia? E poi sembra che in Eritrea non nascesse proprio nulla Se non arrivavano i colonizzatori era un paese lunare…… chissà gli indigeni come si nutrivano o respiravano! La saluto caramente Tina Araya

    • Marilena Dolce

      Gentile Tina, grazie per il suo commento. Francamente che i beles li abbiano portati i siciliani o i missionari è un’informazione che ho citato come aneddoto. Non mi intendo di botanica, quindi non so dove siano cresciuti prima i fichi d’india. Però lei ha ragione, istintivamente ho scelto che venissero dall’Italia, non il contrario. Questo, se posso generalizzare, è il problema delle fonti. Sono più conosciute quelle occidentali rispetto a quelle dei paesi africani. Quindi ben venga che i fichi di’india siano arrivati in Sicilia dall’Eritrea…(md)

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