Emergenza Coronavirus, l’Italia si chiude in casa

Emergenza Coronavirus, l’Italia si chiude in casa. Qual è la situazione attuale in Italia e nel mondo?

Impossibile scrivere secondo scaletta, seguendo quanto programmato nelle settimane scorse. Ora il coronavirus è la notizia in progress. Anzi l’unica notizia.

In Italia, sabato notte, la conferenza stampa del primo ministro Giuseppe Conte spazza via ogni dubbio. Il coronavirus, Covid-19 non è un’influenza un po’ più aggressiva, è un’emergenza in Italia e in gran parte del mondo.

Per fronteggiare tale emergenza, in un primo momento si sono create “zone rosse”, quelle dove era nato il contagio, i focolai.

Sabato scorso, però, le zone rosse aumentano e cambiano colore, diventano arancio. Ma sono ancora tutte al nord.

Nel tardo pomeriggio trapela da Palazzo Chigi una bozza del decreto per contenere il virus.  Non si sa come. Inqualificabile, dice Conte durante la conferenza stampa della notte. Sembra comunque che a inviarla ai quotidiani italiani e stranieri, sia stato proprio Palazzo Chigi. La cita persino la CNN, che già ha messo al centro della sua mappa coronavirus, l’Italia.

Così le persone, prima della conferma che arriverà poco dopo, scappano. Abbandonano le città del nord. Fanno bene? Fanno male? Sui social ognuno dice la sua.

Intanto il sud chiude le porte ai concittadini che lavorano al nord. Che stiano là, chiedono sindaci e governatori.

Tuttavia l’Italia resterà divisa per poco. Lunedì sera, infatti, come del resto era prevedibile, è di nuovo unita. Tutta in rosso contagio.

Il coronavirus si propaga dove c’è gente. Quindi più nelle aree metropolitane che nei paeselli di montagna. Per questo motivo la Valle d’Aosta, regione autonoma, chiede ai villeggianti di andarsene. Certo non bisogna assembrarsi, non prendere gli impianti di risalita e nemmeno il sole nei bagni famigliari. Bisogna stare nel proprio giardino, perché il virus non guarda in faccia nessuno. O forse sì. Sembra preferisca gli anziani. Anche se, come spiega il virologo Massimo Galli, i giovani sbagliano a credersi immortali. E se non sapranno star da soli rischieranno grosso…

Viste le circostanze, il nuovo decreto emesso ieri si chiama “iorestoacasa” , con  hastag dedicato.

Non è permesso nessuno spostamento, se non per comprovata necessità di lavoro o salute. “I numeri ci dicono”, spiega Conte, “che abbiamo una crescita importante di contagi, delle persone ricoverate in terapia intensiva, sub intensiva e anche di persone decedute. Le nostre abitudine devono cambiare. Ora sto per firmare un provvedimento che possiamo sintetizzare con iorestoacasa. Non ci sarà più una zona rossa nella penisola. Ci sarà l’Italia zona protetta”.

Secondo i dati resi noti dalla protezione civile, ieri si sono avuti 1.326 nuovi casi, 133 morti e 102 guariti. I positivi al Covid-19 sono oggi 10.300, mentre in terapia intensiva ci sono 733 persone.

Quello che spaventa è proprio la necessità di aumentare i posti in rianimazione. Posti che non ci sono. Si pensa ai container. ma soprattutto si propone di chiudere le città e le regioni.

Una situazione prospettata settimana scorsa da Roberto Burioni, che aveva detto che i nostri ospedali non ce l’avrebbero fatta. Che l’unica prevenzione era mantenersi a distanza gli uni dagli altri. Ma questo è il secondo problema. Il primo è il coronavirus, il secondo l’incapacità sociale di star da sé. Rinunciando alle ore liete, mangiando a casa, disegnando con i bambini, anziché portarli in palestra, a calcio, a danza, in piscina.

Cose semplici ma di cui si è persa la memoria.

Ecco perché serve che influencer per forza di cosa giovani, dicano #iorestoacasa, confermando che non lo faranno solo gli ottuagenari.

Del resto a inizio inverno, quando ancora non si sapeva, ma probabilmente già circolava il coronavirus, le pubblicità sui rimedi antinfluenzali, promettevano, come sempre,  guarigioni istantanee, per non perdere l’attimo.

Ora però la questione è diversa I cinema sono chiusi oppure garantiscono una visione a distanza, non dallo schermo ma tra gli spettatori. Le riunioni di lavoro si fanno via skype, tra computer e telefoni cellulari.

Adesso l’Italia, che ha sottovalutato l’allarme, corre ai ripari. È una pandemia. Non ancora dichiarata dall’Oms, perché all’appello, per fortuna loro,  mancano i paesi dell’Africa. E speriamo che le misteriose ragioni, forse  climatiche, continuino a proteggerli.

Il resto d’Europa invece non se la passa bene. Altro che pizza Corona, come ironizzavano pessimamente i francesi giorni fa. Anche da loro ci sono, ad oggi, più di mille contagiati. Finora i morti in Europa sono cinquecento, compresa Cipro. In Spagna in un giorno i contagi sono raddoppiati, raggiungendo quota mille. Primi morti in Germania che di contagi ne ha circa 900 casi.

Mentre in Cina “la battaglia continua, ma la vittoria non è lontana”, in Europa la guerra è in corso. E se, fuori Wuhan, focolaio mondiale del coronavirus, è il terzo giorno senza nuovi casi, nel resto del mondo il virus sta scalando le vette.

New York, nonostante per Trump il coronavirus fosse una banale influenza, ha adottato misure drastiche per cercare di arginare un contagio già in atto.

Questa epidemia porta con sé alcune riflessioni.

L’Occidente si è abituato a vivere in città sempre più affollate e popolate da anziani in ottima salute che lavorano oltre i 70 anni. Ora però sono  proprio loro nel mirino del coronavirus, ma negli ospedali il posto in rianimazione va ai più giovani, per proteggere la specie.

Tra deliri di onnipotenza e ignoranza della banalità del male, quella che il coronavirus sta attaccando sembra davvero una società non più connessa.

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