16/01/2026
Breaking News
Home | Storia | Diffusa mistificazione, il Partito Potëmkin (PP) e la distorsione della storia

Diffusa mistificazione, il Partito Potëmkin (PP) e la distorsione della storia

Marilena Dolce
16/01/26
0
162

Adulis, campagne archeologiche e nuove scoperte

Diffusa mistificazione, il Partito Potëmkin (PP) e la distorsione della storia

di Amleset Negash G. Hiwet

(NdT, Potemkin village è un’espressione idiomatica inglese che indica una facciata propagandistica.  L’autore la applica ironicamente al Prosperity Party). 

Eritrea preistorica

Più di 100.000 anni fa, gli esseri umani primitivi (Homo sapiens) iniziarono a spostarsi attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb verso l’Asia e l’Europa. A causa di queste antiche migrazioni, l’Eritrea diventò uno dei principali corridoi attraverso i quali i primi esseri umani si mossero e si diffusero in altre regioni del mondo.

Le ricerche archeologiche e paleoantropologiche hanno rivelato numerosi siti preistorici nella depressione della Dancalia in Eritrea, tra cui Buia, Engel-Ella, Ramod, Mulhuli-Amo, Dioli, Aalad, Abdur e Asfet.

Questi siti contengono strumenti, tracce di insediamenti e resti rituali o funerari. Inoltre, nell’area di Gash–Barka, in particolare ad Akurdet, sono stati scoperti antichi siti di insediamento, alcuni dei quali risalgono a migliaia di anni fa, offrendo preziose informazioni sulla vita umana primitiva nella regione.

Origine e composizione del popolo eritreo

Il popolo eritreo costituisce un’unica comunità caratterizzata da culture, religioni e lingue diverse. Nel corso del tempo, migrazioni e insediamenti hanno riunito molti gruppi, creando una popolazione con radici semitiche, cuscitiche e nilotiche.

Nonostante le diverse origini, la lunga coesistenza ha impedito la formazione di divisioni nette. Le comunità condividono molte pratiche culturali, usanze e tradizioni sociali, pur preservando le proprie lingue e il proprio patrimonio.

Di conseguenza, l’Eritrea possiede una tradizione culturale e intellettuale ricca e interconnessa. Attraverso le generazioni, gli eritrei si distinguono più per le differenze linguistiche che per le origini, eredità preservate, scambiate e continuamente rimodellate attraverso l’interazione.

Regni eritrei 

Nel corso di diversi periodi storici e in differenti zone geografiche, sorsero numerosi regni all’interno dell’Eritrea, ciascuno con caratteristiche culturali e politiche proprie.

Queste entità politiche, modellate da condizioni regionali e traiettorie storiche differenti, svilupparono tradizioni e istituzioni uniche. Alcune esercitarono una profonda influenza sul più ampio panorama delle civiltà del Corno d’Africa.

Il Regno di Punt

Il Regno di Punt, fiorente intorno al 2500 a.C., occupava la più ampia regione del Mar Rosso, comprendendo parti dell’attuale Eritrea, Sudan e Gibuti, estendendosi verso l’Egitto.

La civiltà di Adulis 

Adulis è rinomata per la sua civiltà avanzata, sia a livello regionale che oltre. Dominava la costa eritrea del Mar Rosso e stabilì istituzioni statali con sistemi complessi e articolati.

Costituì un’entità politica indipendente, caratterizzata da una solida economia politica e da un avanzato sviluppo tecnologico. Fu una città strategicamente importante sulla costa eritrea, attiva approssimativamente dal II millennio a.C. fino al VII secolo d.C. rendendo Adulis una delle civiltà antiche più avanzate del mondo. la sua influenza si estese a numerose civiltà e regni in Eritrea e nella regione più ampia emesa nei periodi successivi.

Le evidenze scientifiche indicano che Adulis rappresentò una sfera di influenza con una struttura politica autonoma e complessa Essa comprendeva un sistema amministrativo gerarchico, un’ ingegneria architettonica avanzata, una  precoce industrializzazione, reti commerciali sviluppate e un’efficace valorizzazione delle risorse umane e materiali.

Come centro di scambio Adulis concentrava circa il 70% delle monete d’oro rinvenute nel Corno d’Africa settentrionale. Impiegava strutture di potere politiche, religiose ed economiche e dominava esportazioni quali incenso, avorio, oro, animali esotici e risorse militari.

Adulis ampliò il suo ruolo nel commercio globale e divenne inoltre un esportatore strategico di tecnologia militare, in particolare elefanti da guerra, addestrati localmente e forniti alle potenze ellenistiche durante il periodo tolemaico. La sua scienza dei materiali, la sofisticazione tecnologica, l’ingegneria urbana, le reti commerciali del Mar Rosso e le infrastrutture posero le basi per l’ascesa di civiltà successive, in particolare il regno D’Mt e il regno Aksumita.

Il Regno di Dʿmt (Daʿamat)

Intorno al 1000 a.C., popolazioni sabee provenienti dall’Arabia meridionale migrarono in Eritrea. Dopo essersi inizialmente stabilite nelle isole Dahlak, si spostarono verso l’altopiano, occupando aree quali Adulis, Tokhonda, Koaito, Kes-Kese e Metera.

Il Regno di Dʿmt emerse aapprossimativamente tra il X e il V secolo a.C. queste comunità fondarono il regno, uno dei primi Stati organizzati della regione.

Le ceramiche di influenza sudarabica e le prime lavorazioni del ferro costituiscono prove archeologiche del ruolo centrale di Adulis come porto di collegamento tra gli altopiani e le reti commerciali dell’Arabia meridionale, fungendo da porto essenzile per gli scambi tra Arabia meridionale e Nord Africa.

Il regno si estendeva da Adulis verso l’interno fino agli altopiani, con Adulis che fungeva da avamposto commerciale minore ma strategico, collegando l’altopiano al Mar Rosso. Le popolazioni di origine sabea contribuirono con tradizioni avanzate di architettura, epigrafia, amministrazione politica, agricoltura e religione. Il loro regno mantenne importanti relazioni diplomatiche e commerciali con le principali civiltà contemporanee, tra cui Roma, la Grecia e Meroe (nell’attuale Sudan).

Il declino del Regno aksumita

Attraverso l’espansione territoriale e l’incorporazione di centri regionali preesistenti, il Regno di Aksum si sviluppò in una entità altamente organizzata e influente. Nel corse dei secoli trasse forza da città come Koaito, Metera, Kes-Kese e la stessa Aksum. Con la crescita di Aksum, la su influenza si estese al nor verso Meroe e il Nilo Azzurro, a sud negli altopiani Agew e oltre il Mar Rosso verso l’Arabia Meridionale. Aksum fu una civiltà di eccezionale livello culturale e intellettuale. I suoi successi includevano architettura monumentale, lo sviluppo della scrittura geʿez, la coniazione  di monete, manoscritti religiosi, opere filosofiche, trattati medici, poesia musicale (zema), testi matematici, codici grammaticali e letteratura giuridica.

Tuttavia entro il VII secolo d.C. forze destabilizzanti contribuirono al declino di Aksum. L’invasione persiana (Iran) del Golfo Arabico e l’ascesa del regno dei Beja interruppe le reti commerciali consolidate. I cambiamenti nel commercio regionale, combinati con crescenti pressioni economiche e difficoltà agricole, accelerarono l’indebolimento e il collasso finale del regno.

Importanza di Adulis 

Durante il Regno aksumita, Adulis divenne il principale porto, collegando l’interno di Aksum  alle reti commerciali del Mar Rosso, al mondo romano-bizantino, all’Arabia meridionale (Himyar e Saba), alla Persia e all’India. Servì come hub commerciale, base militare e centro amministrativo sotto il governo centralizzato di Aksum.

Esistono prove archeologiche, come architetture monumentali, iscrizioni greche e geʿez e il Monumentum Adulitanum, che documenta campagne militari. In particolare, il suo ruolo nel commercio dell’Oceano Indiano è ampiamente documentato (Periplo, archeologia).

L’evoluzione delle tradizioni religiose

Prima dell’arrivo del Cristianesimo e prima del IV secolo d.C., i popoli dell’Eritrea praticavano vari sistemi di credenze basate sulla natura. Con l’emergere dell’Islam nel 610 d.C., il profeta Maometto e i suoi seguaci subirono una dura persecuzione da parte dei Quraysh alla Mecca.

Nel 615 d.C., circa 15–17 dei suoi primi seguaci fuggirono in Eritrea (allora parte del regno aksumita) in cerca di rifugio; successivamente, si unirono a loro circa altri 100 seguaci. Questo movimento è noto come la Prima Egira (migrazione).

L’Islam entrò quindi in Eritrea pacificamente, attraverso l’asilo e non tramite la conquista, rendendo l’Eritrea uno dei primi luoghi al mondo ad accogliere i seguaci della nuova fede. Essi costruirono una moschea, nota come Moschea al-Sahaba, a Massaua.

La moschea potrebbe essere stata costruita negli anni 620 o 630 d.C. dai primi musulmani che raggiunsero la costa eritrea del Mar Rosso e cercarono rifugio sotto il re cristiano aksumita, mentre altri sostengono che abbia avuto origine all’inizio del VII secolo d.C. I primi credenti musulmani si presume si siano stabiliti a Massaua.

I regni Beja e la diffusione dell’Islam (VIII–XVI secolo)

Dopo il declino di Aksum, i Beja emersero come attori politici di rilievo, espandendo la loro influenza su vaste aree dell’Eritrea. Diversi regni Beja governarono differenti regioni:

  • Naq’is (Naqis): comprendeva Hedareb e Mensa, estendendosi verso il sud dell’Egitto.

  • Baqlin (Baqlini): si estendeva dal Rora al Barka centrale, noto per la sua vasta economia basata sul bestiame.

  • Bazin: un regno agricolo centrato sulle terre dei Nara e dei Kunama.

  • Jarin: si estendeva dalla costa del Mar Rosso verso l’interno fino all’alto Barka e a sud verso la Somalia, includendo l’influenza sulle isole Dahlak.

  • Qota: si estendeva da Batsie verso Failu, combinando zone strategiche costiere e interne.

Sebbene politicamente autonomi, questi regni Beja lasciarono un patrimonio culturale condiviso visibile ancora oggi attraverso i resti archeologici,  ad esempio tombe monumentali, strutture in pietra e siti cerimoniali come Belew Kelew.

L’invasione di Ahmad Gragn

Quando Ahmad Gragn lanciò campagne militari contro la monarchia abissina, quest’ultima cercò assistenza dal Portogallo. In risposta, Ahmad Gragn ottenne il sostegno dell’Impero Ottomano.

Nonostante comandasse un esercito di circa 900 soldati, non riuscì a sconfiggere l’esercito abissino e fu infine ucciso in battaglia. Di conseguenza, gli Ottomani continuarono a perseguire il dominio sulla regione del Mar Rosso. Nel XVI secolo conquistarono Suakin e Massaua (1517) e nel 1557 inviarono forze per espandersi ulteriormente verso l’interno.

I loro tentativi di estendere il potere sugli altopiani eritrei incontrarono la resistenza del Bahri Negassi, che inizialmente respinse gli Ottomani. Successivamente, tuttavia, alleanze politiche tra il Bahri Negassi e gli Ottomani incrinarono le relazioni con la monarchia abissina.

Nel corso dei secoli, gli eritrei subirono diversi dominii stranieri, passando da un’influenza imperiale all’altra fino alla fine del XX secolo.

L’Eritrea dal XVI al XIX secolo

Dal XVI secolo in poi, la costa del Mar Rosso cadde sotto il diretto dominio ottomano. Le pianure occidentali furono governate da potenze regionali, in particolare il Regno sudanese dei Funj. Gli Ottomani amministrarono i territori costieri tramite il khedivato egiziano, che in seguito passò sotto un crescente controllo europeo, soprattutto italiano.

Nel 1890, l’Italia dichiarò formalmente l’Eritrea una colonia, segnando l’inizio delle moderne istituzioni politiche eritree, prima di tutte le altre nazioni africane.

Eritrea moderna

Il dominio coloniale italiano durò dal 1890 al 1941. Dopo la sconfitta dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, l’Eritrea passò sotto Amministrazione Militare Britannica dal 1941 al 1951.

In quell’anno, le Nazioni Unite posero l’Eritrea in una federazione con l’Etiopia, per gli interessi strategici delle superpotenze. Nel 1961, la monarchia etiope smantellò l’accordo federale, violando la costituzione stabilita sotto mandato ONU. Nel 1962, l’Etiopia annesse l’Eritrea come provincia, abolendone l’autonomia.

In risposta, gli eritrei iniziarono la lotta armata per l’indipendenza nel 1961. La lotta continuò fino al 1991, quando l’Eritrea fu liberata. Dopo un referendum nel 1993 per legittimare il processo politico, l’Eritrea iniziò a costruire le proprie istituzioni politiche, economiche e sociali come Stato sovrano.

Campagna apparente e retorica bellicosa

Negli ultimi tre anni, il discorso mediatico è stato sempre più plasmato da romantiche narrazioni politiche  e altisonanti glorificazioni diffuse dal Partito Potëmkin,  narrazioni che divergono in modo significativo dalla realtà storica.

Questa memoria collettiva artificiale mira a elevare alcuni attori politici oscurando al contempo i processi storici autentici che hanno modellato il Corno d’Africa. La nozione mitizzata e di lunga data di “influenza sul Mar Rosso” è diventata un pilastro centrale di questo progetto revisionista.

Tale mitopoiesi si radica nella negazione delle vulnerabilità interne dell’Etiopia, nella frammentazione politica, nelle debolezze istituzionali e nei persistenti fallimenti di governance, continuando a distorcere l’analisi regionale. Di conseguenza, il Partito Potëmkin rappresenta una minaccia continua e significativa alla sicurezza e alla stabilità regionale.

Distorsione della storia

Menelik II possedeva una dottrina espansionista, protetta dalla retorica religiosa,  un’eredità ricevuta dai suoi predecessori. Nel perseguire uno sbocco al mare, scrisse numerose lettere a quella che definiva “l’Europa civilizzata”, chiedendo l’accesso al mare che gli era stato negato per anni. Arrivò persino a suggerire lo scambio di Harar con un porto, proposta che i francesi non accettarono. Essi offrirono invece la vendita di armi da fuoco come soluzione di compromesso alle sue pressanti necessità.

Menelik II ampliò le sue annessioni territoriali nell’entroterra, creando la moderna Etiopia. Nel 1891, Menelik II scrisse ai governi di Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania e allo zar di Russia, invocando argomenti religiosi per assicurarsi uno sbocco al mare. Le sue lettere, tuttavia, non produssero risultati concreti. In esse, Menelik II affermava: «Ristabilirò le antiche frontiere dell’Etiopia fino a Khartoum (cioè il Nilo) e fino al lago Nyanza».

Spinte dall’espansionismo e dal desiderio di accesso costiero, le ambizioni di Menelik II sono arrivate ai suoi eredi politici nell’attuale Etiopia.

Fondamenta fragili

Le prove storiche rivelano le origini di queste distorsioni. Il Partito Potëmkin di Addis Abeba oggi riscrive la storia affermando che i successivi trattati del 1900, 1902 e 1908,  conclusi tra Italia, Gran Bretagna e Menelik II,  furono imposti tramite “coercizione e travisamento legale”, producendo complesse demarcazioni territoriali.

Di conseguenza, persino l’Accordo di Algeri del 2002 rimane controverso, poiché si basa sugli stessi trattati dell’epoca coloniale. Tali affermazioni rappresentano un tentativo deliberato di manipolare la storia a fini politici.

Dopo la firma del Trattato di Uccialli, che consentì l’espansione italiana nei territori eritrei, Menelik II si proccupò  per le più ampie ambizioni coloniali dell’Italia, in particolare nel sud, che entravano in conflitto con i suoi obiettivi espansionistici. Tuttavia, mostrò scarso interesse per l’Eritrea stessa, anche dopo la sconfitta italiana nella battaglia di Adua.

All’epoca, l’Etiopia era ancora impegnata nel consolidamento politico interno e, sebbene le forze italiane fossero indebolite, Menelik preferì tornare ad Addis Abeba piuttosto che avanzare ulteriormente in Eritrea.

Dopo il regno di Menelik, l’imperatrice Zewditu e successivamente Hailé Selassié continuarono politiche espansionistiche, estendendo le loro rivendicazioni su Jimma (1933) e sull’Ogaden (1935).

Pertanto, le odierne campagne e la retorica bellicosa sull’“accesso al mare” sono proiezioni storicamente infondate,  guidate più da insicurezza e ansia politica che da legittimi diritti storici o legali.

Per oltre un secolo, dall’Abissinia all’attuale Etiopia, tutti gli imperatori, re e leader hanno utilizzato la carta politica dello “sbocco al mare”, una forza destabilizzante nel Corno d’Africa. Il nucleo di questa distorsione storica risiede nell’affermazione ideologica di Hailé Selassié secondo cui “l’Eritrea è intrinsecamente parte dell’Etiopia”, una convinzione priva di fondamento storico e superficiale.

Questa affermazione continua a plasmare il discorso politico del Partito Potëmkin. La retorica contemporanea su una presunta “visione sulla proprietà del Mar Rosso” non è radicata nel diritto internazionale, ma nell’insicurezza psicologica, progettata per preservare l’orgoglio personale in un contesto di declino politico.

La risposta eritrea

Nel corso della storia, il popolo eritreo ha dimostrato una comprensione coerente e duratura della propria identità e dei propri interessi politici, indipendentemente dal panorama politico mutevole del Partito Potëmkin.

Ha costantemente respinto narrazioni volte a minare la sua sovranità o a travisare la sua esperienza storica. Nonostante le pressioni e le sfide imposte dalle dinamiche politiche regionali, gli eritrei sono rimasti saldi nella loro analisi e storicamente consapevoli.

Hanno rifiutato di interiorizzare distorsioni costruite dall’esterno o di rinunciare alla loro memoria storica collettiva. La loro vigilanza, disciplina e incrollabile impegno per la sovranità continuano a plasmare il loro ruolo nella regione, anche di fronte all’attuale campagna di manipolazione storica.

 

Marilena Dolce

Marilena Dolce, giornalista. Da più di dieci anni viaggio verso il Corno d'Africa e da altrettanti scrivo ciò che vedo. Soprattutto per Eritrea ed Etiopia ma non solo. Dal 2012 scrivo per EritreaLive, notizie e racconti in diretta dall'Eritrea. Perchè per capire il mondo bisogna uscire dal proprio quartiere, anche solo leggendo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati