Addio ad Angelo Castiglioni che ha esplorato l’Africa con il gemello Alfredo

Angelo Castiglioni durante la trasmissione che racconta gli scavi di Adulis (2014)

 

Sabato pomeriggio a Varese si celebra il funerale di Angelo Castiglioni, morto a sei anni di distanza dal fratello Alfredo.

Nell’ultimo periodo ci siamo incontrati spesso proprio a Varese, per le attività del Museo Castiglioni di Villa Toeplitz. Mi pareva sempre impossibile che accanto a lui mancasse Alfredo. Fratelli gemelli, uniti nella vita e nel lavoro, l’archeologia era la loro passione, nonostante la laurea fosse in Economia e Commercio.

Li ho conosciuti quando hanno iniziato gli scavi in Eritrea, ad Adulis, la “loro” Pompei d’Africa. Un lavoro di cui Angelo ha parlato con entusiasmo fino all’ultimo, anche quando ha dovuto rinunciare ad andarvi, per motivi di salute.

Adulis, Angelo e Alfredo Castiglioni nel campo allestito per gli scavi
Adulis Angelo e Alfredo Castiglioni nel campo allestito per gli scavi

Non solo, cosa più rara, entrambi amavano e rispettavano la gente del Paese che li aiutava durante le missioni. Ne conoscevano i nomi, le vicende familiari. Insomma con l’allestimento del campo la famiglia Castiglioni si allargava, comprendendo oltre ai collaboratori arrivati dall’Italia, i molti eritrei che vi avrebbero lavorato. A loro infatti avrebbero affidato gli scavi fino a quelli successivi.

“Per l’archeologia”, dicevano “ci vuole pazienza”. “Può capitare che cercando reperti di una certa epoca ci s’imbatta, invece, in un’altra, perché fare archeologia è come comporre un mosaico le cui tessere occupano uno spazio infinito, mentre il tempo è indicato dalla loro profondità”.

Una delle ultime tessere del mosaico è stata proprio Adulis, a circa sessanta chilometri da Massawa, nell’antica terra di Punt, come raccontavano, senza togliere l’alone del mito, anzi accrescendolo con i ritrovamenti.

La decisione di girare il mondo l’avevano presa da ragazzi. All’origine c’era il sogno di viaggiare per scoprire e comprendere, seguendo la via dei grandi esploratori dell’Ottocento.

Senza internet e satelliti i fratelli Castiglioni andavano in Africa, oltrepassando le terre conosciute, verso l’“hic sunt leones”.

Cominciano nel 1957, io però li incontro molto tempo dopo, nel 2010 quando ad Asmara presentano il “progetto Adulis”, lavoro di scavo che inizierà l’anno successivo, in accordo con il governo eritreo, con la collaborazione di diverse Università italiane, il Museo Civico di Rovereto e il CErDO, Centro Ricerche Deserto Orientale.

Oltre al lavoro di scavo e ricerca Angelo e Alfredo sono stati grandi divulgatori, raccontando e trasmettendo alla gente, fuori dalle università, la storia del passato, arricchita da video e fotografie.

 

Il loro impegno fortunatamente non si fermerà con la morte di Angelo. A continualo, insieme agli storici collaboratori, il figlio di Angelo, Marco Castiglioni che già ora segue il Museo all’interno di Villa Toeplitz.

@Marilena Dolce

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