20 Giugno, commemorazione dei martiri eritrei-EritreaLive

20 giugno, commemorazione dei martiri eritrei – EritreaLive

Asmara, 2019 la commemorazione dei martiri nel mese di giugno. Molte le manifestazioni pubbliche che raccontano la lotta e la vittoria alle generazioni più giovani

Con l’ hashtag #EritreaSalutesItsMartyrs le comunità eritree nel mondo, i cittadini eritrei e gli amici dell’Eritrea commemorano i martiri della lunga lotta per l’indipendenza.

Anno dopo anno, mese dopo mese, dal 1961 fino alla liberazione di Asmara nel 1991, gli eritrei combattono per la libertà.

Nel Sahel, nel Barka, lentamente ma senza sosta, impugnano le armi e vivono sui monti per conquistare, battaglia dopo battaglia, la libertà.

Una lotta durante la quale ogni famiglia perde un parente, molti amici, tanti compagni. Si stima che siano morti combattendo per la patria circa 65 mila persone tra uomini e donne. Molti, oltre diecimila, i disabili.

Numeri altissimi per un Paese piccolo, con poco più di tre milioni di abitanti. Ad aiutare la lotta di figli e fratelli la diaspora che dall’estero sostiene, inviando aiuti e finanziando con donazioni, la lotta dei compagni.

È stato detto più volte che quella eritrea è la lotta più lunga nella storia dell’Africa. Ed è vero. Gli eritrei sono persone determinate. Quando le Nazioni Unite decidono di appoggiare l’imperatore Heilè Selassiè e le sue rivendicazioni per avere uno sbocco sul Mar Rosso, capiscono che l’unica via è combattere.

Conquistare da soli le libertà  negate, la mancata decolonizzazione. Per l’Occidente va bene che l’Eritrea, dopo la colonizzazione italiana e l’intermezzo inglese, diventi una regione dell’Etiopia che, dopo averla federata, la annette.

Certo per gli eritrei non è stata una guerra semplice né veloce.  Uno scontro dimenticato, salvo rare eccezioni. Vorrei ricordare tra quelli che meglio l’hanno documentata, Robert Papstein, mancato recentemente, e il suo bel libro fotografico, Eritrean Journey.

Maggio in Eritrea è il mese della festa, della liberazione. Giugno il mese del ricordo. Si accendono candele per commemorare i martiri. Uomini e donne, anzi meglio dire in omaggio alla giovane età, ragazzi e ragazze che, armati di coraggio, hanno rinunciato alla vita per affrontare una lotta durissima.

Molti gli scontri con il nemico ma tanti anche i momenti di vita comune, in una società parallela. Nelle zone liberate i giovani vanno a  scuola, ci sono gli ospedali per i feriti. Si lavora per avere il necessario.  Tra compagni c’è grande solidarietà e amicizia, qualche volta anche amore. Non è raro che si celebrino matrimoni tra combattenti che si sposano recitando il motto, “Vittoria alle masse”.

Una volta conquistata l’indipendenza, ufficialmente dopo l’esito positivo del referendum del 1993, l’Eritrea è un paese entusiasta ma completamente da ricostruire. Uno dei primi problemi è l’aiuto ai disabili. Persone sopravvissute ma con menomazioni, bisognose di sostegno. Il governo crea per loro strutture adatte e nasce  un’associazione per tutelarne i diritti nel concreto della vita quotidiana.

Della lotta trentennale ci sono molte immagini collettive. Un simbolo tuttavia la racconta, il sandalo di gomma, lo shida, calzato da tutti i combattenti che sulle spalle portavano la nezelah, un riparo contro il caldo e, all’occorrenza, una benda di fortuna. Queste erano le loro armi. Quelle vere invece erano prese al nemico etiopico che le riceve dagli alleati americani prima, dell’Unione Sovietica e anche da Israele poi.

Ma il martirio non termina con l’indipendenza. Pochi anni dopo l’Eritrea deve affrontare un altro scontro armato con l’Etiopia guidata da Meles Zenawi. E nella guerra che dura due anni, dal 1998 al 2000 muoiono altri giovani, anche se stavolta sono soldati dell’esercito eritreo, non più guerriglieri.

Il 20 giugno gli eritrei onorano i propri martiri. Si va al cimitero se si è in patria. Ci si ritrova per accendere una candela se si è all’estero. Nella capitale Asmara ci sono manifestazioni pubbliche  e preghiere. Eventi che quest’anno il coronavirus non permetterà.

Due anni fa la notizia del disgelo tra Eritrea ed Etiopia dopo l’ultimo conflitto,  è arrivata proprio il 20 giugno, con un discorso del presidente Isaias Afwerki durante la commemorazione di martiri.

Il mese successivo la firma dell’accordo di pace e cooperazione tra i due Paesi impone una svolta importante. Un cambiamento voluto dal premier etiopico Abiy Ahmed fin dal suo insediamento. Una scelta politica coraggiosa, anche se tendere la mano agli eritrei, all’interno dell’Etiopia, non è piaciuto a tutti.

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