Marilena Dolce
Giornalista e fondatrice di EritreaLive, giornale indipendente dedicato al Corno d’Africa.
Da oltre dieci anni segue con continuità le dinamiche politiche e sociali dell’Eritrea e dell’Etiopia, con particolare attenzione ai rapporti regionali e agli equilibri geopolitici dell’area.
Ha collaborato con la testata online Affari Italiani, pubblicando articoli e analisi dedicati al Corno d’Africa e contribuendo alla copertura giornalistica di una regione spesso poco rappresentata nel panorama mediatico europeo.
Attraverso EritreaLive sviluppa un lavoro di informazione e analisi volto a rendere comprensibili le trasformazioni del Corno d’Africa a un pubblico italiano e internazionale.
Habesha è una parola araba e significa schiavo-mulatto. Con il risorgere delle potenze marinare europee nel 1700 (Lepanto ecc.), finiva anche la tratta degli schiavi europei nel mediterraneo , pertanto i pirati barbareschi avevano rivolto le loro attenzioni verso le popolazioni africane, dopo aver depredato la Nubia, estinguendone la popolazione il loro raggio di azione si è spostato verso l’Africa centrale, gli schiavi catturati erano condotti dagli schiavisti arabi, dopo marce forzate verso i porti d’imbarco dell’oceano indiano, verso le miniere del Sinai ed i porti sul mar rosso, su questi percorsi, ad una distanza equivalente ad un giorno di marcia, erano sorti centinaia di caravanserragli, queste stazioni fornivano agli schiavisti un luogo sicuro dove tenere al sicuro le loro prede, abbreviare i loro animali e rilassarsi con le sharmute (prostitute schiave), l’unica moneta di scambio che gli schiavisti potevano offrire erano le giovani schiave vergini in loro possesso, con il passare degli anni ed il passaggio di centinaia di migliaia di carovane, intorno ai caravanserragli si sono formate delle baraccopoli abitate dai figli che le schiave africane avevano avuto dagli arabi e chiamate da questi in modo dispregiativo “habesh”; gli habesh nel 1800, divenuti a loro volta schiavisti, erano così numerosi da poter formare potenti eserciti al servizio dei re etiopici (imperatore Tedros) e fornire loro anche gli schiavi (si calcola che nel 1930 in Etiopia su una popolazione di 16/18 milioni di abitanti vi fossero oltre 5 milioni di schiavi; fonti inglesi e dei missionari), o al servizio di invasori stranieri inglesi, egiziani, italiani (guerra d’Etiopia 1935). Nel 1939 la popolazione di religione copta dell’Eritrea era meno del 22% oggi supera il 60%. Con l’occupazione inglese del 1941, l’amministrazione britannica per contrastare la guerriglia italo-Eritrea ha permesso l’immigrazione dal Tigray di centinaia di migliaia di abissini (molti di loro fuggivano dalla vendetta punitiva scatenata dagli etiopici contro i collaborazioni stiamo dell’invasione fascista ), la famiglia del dittatore Afwerki era una di queste. Ad Asmara esiste ancora il vecchio caravanserraglio, lasciato intatto dagli italiani a memoria dello schiavismo.